A proposito dell’americanista Bonetto

Claudio_GorlierNon sono mai stata allieva di Gorlier, ma lui mi ha regalato (almeno) 3 espressioni linguistiche che hanno lasciato un segno sulla mia vita.

La prima è top-notch. Nonostante non fosse mio professore, mi conosceva e accettò di scrivere una delle lettere di presentazione per il Master negli Stati Uniti. Scrisse che ero una “top-notch teacher” in un momento in cui ero a mala pena un’insegnante e per giunta una che non aveva mai sentito quell’espressione; ora però mi rendo conto che per tutto il resto della vita ho cercato di essere all’altezza della sua definizione, e gliene sono grata.

La seconda è landing gear, in un aneddoto che potrebbe essere lui, un esperto nel campo, a raccontare. Stava presentando il libro di Joan Didion, Democracy, che avevo tradotto per Frassinelli nel 1984. Della traduzione disse che era buona, ma che solo una donna avrebbe potuto supporre che l’aeroplano avesse “la marcia d’atterraggio”. Quell’episodio, che trovai troppo buffo per essere imbarazzante (evidentemente anche il revisore era donna), mi ha insegnato a cercare sul dizionario perfino la parola table e, più in generale, a non presumere di sapere.

La terza è sans adieu. Ieri ci ha raccontato che è così che i suoi antenati francesi (che un giorno al risveglio scoprirono di non esserlo più) si salutavano. Per me, che detesto gli addii e fatico perfino con gli arrivederci, è un’espressione bellissima e l’adotterò.

Sans adieu, amici.

P.S. interessante disquisizione sull’andarsene alla francese. O all’inglese.

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Nel migliore dei mondi possibili

Ore 17.10 circa, ultimo consiglio di classe di questa tornata, la rappresentante dei genitori chiede: “Ma professoressa cosa fa di programma quest’anno che i ragazzi sono così entusiasti?!?” Mi si circonflettono le sopracciglia in una domanda quasi perplessa pensando ai Romantici e agli esercizi del FCE. “Sono contenta che piaccia a sua figlia!” Gli altri genitori a sostegno: “Oh no, piace a tutta la classe.” In effetti è una classe speciale.

Tornando a casa trovo sulla porta il catalogo per cui ho tradotto quest’estate, con un biglietto di pugno della Direttrice dell’istituzione che mi ringrazia per il lavoro. Pagato. Puntualmente.

Fantascienza? No, il migliore dei mondi possibili, un tranquillo martedì di novembre.

E domani che sciopero quasi quasi faccio un salto alla mostra 😉

Neve

 

Lunedì sarà l’unico giorno dell’anno in cui andrò a sciare. Ormai è una consuetudine, vado a sciare solo con i miei allievi, il giorno della gara; faccio il tifo su e giù dalle piste su cui ho trascorso infiniti weekend e vacanze di Natale e di Pasqua quando ero anch’io allieva. E mi sembra, più che altro, che siano loro a portare me a sciare.

Il tempo ci assiste: oggi nevica anche a Torino, da martedì nuova neve e in arrivo il fronte d’aria polare che farà scendere le temperature tra i -10 e i -20, ma per lunedì a Bardonecchia è previsto un pallido sole.

Sono pronta.

Do you speak Psychosynthesis?

Come a tanti amici colleghi e sconosciuti, mi ha scritto Splinder: caro Blogger, il 31 gennaio 2012 Splinder verrà dismesso… Accidenti gli effetti del 2012 già si vedono: Splinder, Picnik…

Come al solito avevo su Splinder diversi blog e abbozzi, ma l’unico che mi dispiaceva davvero perdere era Educounseling, la tesi in counseling educativo (2006). La procedura di esportazione del blog sembrava semplice, ma i primi due tentativi non hanno funzionato e così ho adottato il buon vecchio copincolla e sono piuttosto soddisfatta del risultato. Certo il materiale è un po’ datato e ho già cambiato parecchie cose nel metodo di insegnamento, ma è pur sempre testimonianza di un tratto del mio percorso. La si trova qui —->

La dedico a David Henderson, amico, compagno di traduzioni e di insegnamento, che ci ha lasciati troppo presto venerdì sera.

 

Venerdì 13: una giornata perfetta

Ieri ero abbozzolata in casa con le ossa rotte e zero voce, ma oggi c’erano 3 scrutini quindi sono andata a scuola. Prima sorpresa: nella classe in cui avrei dovuto fare lezione c’era già la psicologa all’opera, allora sono stata dirottata su una classe a cui mancava l’insegnante della prima ora. In genere le supplenze-babysitting sono pesanti, ma è incredibile quanto efficace sia sussurrare ai ragazzi invece di parlare loro…

Seconda ora: il proiettore del laboratorio linguistico del 4° piano è di nuovo funzionante! Siamo andati a lavorare sul Seven Pounds (Sette anime) di Muccino e ho risparmiato molta voce. Terza ora: laboratorio linguistico del 1 piano, quello supernuovo dove sono riuscita a parlare per quasi un’ora bisbigliando nelle cuffie degli allievi.

Il venerdì è il mio giorno corto, l’unico in cui potevo andare a pagare la multa di 148,65 euro dovuta al fatto che cinque anni fa il concessionario a cui ho lasciato l’auto vecchia da rottamare l’ha fatto con un giorno di ritardo (PERCHE’???????) Questo è più un tema da venerdì 13 che da giornata perfetta, ma sulla via del ritorno verso scuola mi sono fermata a far pranzo da Eataly che è sempre una bella esperienza, lì ho comprato anche una bottiglia d’olio extravergine d’oliva monocultivar che, per la serie venerdì 13, ho rotto appena entrata in aula insegnanti! Sono corsa a scusarmi dalle bidelle (leccandomi le dita — era squisito!) che l’hanno prontamente fatto scomparire con la segatura (mmh sarebbe utile tenerne una riserva anche in casa…).

Quindi è stata la volta degli scrutini, che mi sono parsi leggerissimi in virtù del fatto che la collega di lettere mi ha fatto leggere il testo descrittivo di una nostra comune allieva. Non resisto, l’ho fotografato col fedele iPhone ed eccolo qui:

Grazie SHANTI!!!!

Tornando in tram tutta ringalluzzita, vedo uno scambio tra due giovani, un arabo e un italiano. Il ragazzo arabo mostra all’italiano un biglietto da visita per chiedergli indicazioni sull’indirizzo. Il ragazzo italiano non sa dove si trovi quella via… io, che non riesco a fare a meno di impicciarmi degli affari altrui, non interpellata tiro fuori il sempre prezioso iPhone, scopro che la via è accanto a casa mia, mostro il tutto ai due giovani e, al momento di scendere, indico al ragazzo arabo che siamo alla fermata giusta.

Scendiamo insieme e lui mi dice: “Lei è stata molto gentile, posso darle una cosa?” Accetto ovviamente, e il giovane tira fuori dalla tasca una pezzuola blu in cui è avvolto una specie di sassolino. Lo svolge con estrema delicatezza e me lo porge: è un’ambra profumata. Me lo mette in mano dicendo: “E’ il profumo del Profeta”, e se ne va via. E io resto a guardare il sassolino profumatissimo e a pensare alla generosità di quel dono da uno sconosciuto a una sconosciuta e mi vengono le lacrime agli occhi.

The Questions Jar

Attività per insegnanti sorpresi dalla piena del fiume che scorre in città, ma non troppo vicino alla loro abitazione.

          OCCORRENTE:

  •           una giornata di pioggia
  •           un barattolo per ogni classe, meglio se di formato diverso così non ci si confonde
  •           le domande che fareste durante l’interrogazione
  •           fogli di carta, eventualmente di colore diverso per distinguere gli argomenti o le unità
  •           un computer e stampante o, nel caso per il maltempo sia saltata anche l’elettricità, un foglio di carta e una penna
  •           un taglierino o una ghigliottina o un paio di forbici
REALIZZAZIONE:
Si preparano le domande sul foglio (nel mio caso A4), esempio

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What are the general characteristics of Realism? Why can it be considered a reaction against the triumphant Victorian ideology? What is the most rigorous form of Realism? Speak about it with reference to the Interdisciplianry card on page 230-31. (per la quinta)

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Speak about your daily routine. How is your daily routine different during the holidays? (per le prime)

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Dopo aver stampato il foglio delle domande per ogni classe, si tagliano le striscioline e le si arrotolano. Se si è super-ordinati le si può fermare con un elastichino. In genere io comincio con gli elastici, ma non dura a lungo. Quindi si ripongono nel barattolo della classe in questione.

I fogliettini più lunghi (per quelli l’elastico è utile, altrimenti rischiano di incepparsi nel barattolo) sono brani da commentare.

USO: Al momento dell’interrogazione, il candidato pesca la/e domanda/e e risponde.

Ora vado a gonfiare il canotto.

Le gioie della vita

Questa mattina nella scuola elementare M. di Torino, Margherita di prima elementare, avendo finito il lavoro prima dei compagni, chiede alla maestra Valentina se durante l’intervallo potrà scrivere sul suo diario segreto.

La maestra Valentina le dice che lo può fare anche in quel momento, visto che ha finito il lavoro, e la piccola Margherita estrae dalla cartella il Diario di una Schiappa Fai-da-te.

La maestra Valentina, orgogliosa, dice: “Margherita, sai chi ha tradotto quel libro? La mia mamma!”

E la mamma, che intanto sta traducendo il quinto volume della serie, è orgogliosa di sapersi tramite per quelle piccole manine.

Vorrei

Vorrei sdraiarmi sul terrazzo con un buon te’ e il libro che sto leggendo, o in alternativa vorrei poter raccontare la mia esperienza della maturita’ di quest’anno, invece sono qui che traduco con l’accompagnamento di trapano, martello e fresa degli operai del terzo e ultimo piano che probabilmente vorrebbero sdraiarsi sul terrazzo pure loro (possibilmente con la zia Susi), o magari provare l’ebbrezza del tradurre. Vabbe’, mi faccio un te’.

 

Tutti nelle fontane

 

Per qualcuno è proprio finita la scuola, per altri (i prof in genere) sono finite le lezioni. Che comunque è un respiro; anche se siamo a testa bassa tra registri elettronici e cartacei e il difficile compito di definire con un numero l’esperienza condivisa insieme a quel ragazzo e a quella ragazza  per quasi 9 mesi – vacanze, votazioni, scioperi, raduni e malattie a parte.

La tradizione vuole che i ragazzi si innaffino vicendevolmente e poi tutti insieme si buttino nelle fontane, ma quest’oggi ci pensa la solita strana tarda primavera torinese a inondarci tutti quanti con rovesci, grandine, sole (da qualche parte ci sarà pure un arcobaleno!) e poi di nuovo pioggia e poi sole e nuvole.

Ho dormito meno di quattro ore, ma ho fatto tutto quel che dovevo fare per oggi: corretto le ultime 70 di 1200 e più verifiche, fatto le medie, fatto la correzione del compito in classe (che è la cosa più importante perché, se non ti serve per imparare, la verifica è solo una fatica e una punizione per loro che la devono fare e per me che la devo correggere e valutare), ho fatto le medie e le ho comunicate, ho pronunciato il fatidico e annuale: chi ha qualcosa da dire, lo dica ora o taccia per sempre, ascoltato chi aveva da dire, valutato qual che mi veniva detto, risposto, sorriso. A volte un sorriso un po’ triste perché sai che quel numero lì può fare una grossa differenza nella vita di un quindicenne.

E poi quando è suonata l’ultima campanella ho riportato voti e assenze sulla carta, e poi sulla rete, e consegnato le 6 relazioni finali e i programmi.

Mi manca ancora di riportare i compiti per le vacanze nelle varie hall del Castello e poi posso fare la valigia per… Copenhagen! e un bel convegno internazionale.

Ma prima: il VOTO! Non quelli di cui sopra, ma il voto per il referedum.

Ci vediamo ai seggi, prima di mezzogiorno, mi raccomando. Io andrò appena aprono, anzi, farò la posta!

 

 

 

 

 

 

De aestimatione ovvero sulla valutazione

Ho passato la graditissima festa della Repubblica a correggere verifiche. Qui squadernati sul pavimento i listening delle mie 3 prime. Li ho corretti, separati in mucchietti per numero di errori, elaborato la “media americana” (togli il migliore e il peggiore, fai la media che corrisponde grossomodo a un 6/7, quindi osserva la distribuzione dei punteggi ed elabora gli altri voti), solo per scoprire che sarebbe stato sufficiente togliere mezzo punto per errore, più o meno. Sì sarei finita al due ma, essendo ormai giugno e non volendo infierire, mi sono fermata al 4 in basso. Ma ho dato 10 a quello perfetto e 10- a quello con mezzo errore soltanto. A trasformare i compiti in curva non assomigliano esattamente a una gaussiana perfetta, però ci vanno molto vicini.

Qui invece, in attesa di elaborare a livello di collegio docenti uno straccio di metodo di autovalutazione (visto che non ci piacciono quelli proposti dall’alto), ho chiesto agli allievi di una prima di scrivere su un biglietto anonimo in percentuale quanto gli pare di capire delle mie spiegazioni mentre avvengono e quanto invece ritengono di aver capito quando studiano quelle stesse cose a casa.

Il campione è troppo piccolo per essere significativo, ma io ho trovato molto commoventi quei bigliettini, alcuni piegati a metà e grandi come lenzuoli, altri minuscoli piegati 20 volte, alcuni strappati dal quaderno (della compagna), dal diario… altri dal giornale che leggono sotto il banco. Non saprei dire a chi appartengono, ma mi paiono quanto di meno anonimo ci possa essere.