A proposito dell’americanista Bonetto

Claudio_GorlierNon sono mai stata allieva di Gorlier, ma lui mi ha regalato (almeno) 3 espressioni linguistiche che hanno lasciato un segno sulla mia vita.

La prima è top-notch. Nonostante non fosse mio professore, mi conosceva e accettò di scrivere una delle lettere di presentazione per il Master negli Stati Uniti. Scrisse che ero una “top-notch teacher” in un momento in cui ero a mala pena un’insegnante e per giunta una che non aveva mai sentito quell’espressione; ora però mi rendo conto che per tutto il resto della vita ho cercato di essere all’altezza della sua definizione, e gliene sono grata.

La seconda è landing gear, in un aneddoto che potrebbe essere lui, un esperto nel campo, a raccontare. Stava presentando il libro di Joan Didion, Democracy, che avevo tradotto per Frassinelli nel 1984. Della traduzione disse che era buona, ma che solo una donna avrebbe potuto supporre che l’aeroplano avesse “la marcia d’atterraggio”. Quell’episodio, che trovai troppo buffo per essere imbarazzante (evidentemente anche il revisore era donna), mi ha insegnato a cercare sul dizionario perfino la parola table e, più in generale, a non presumere di sapere.

La terza è sans adieu. Ieri ci ha raccontato che è così che i suoi antenati francesi (che un giorno al risveglio scoprirono di non esserlo più) si salutavano. Per me, che detesto gli addii e fatico perfino con gli arrivederci, è un’espressione bellissima e l’adotterò.

Sans adieu, amici.

P.S. interessante disquisizione sull’andarsene alla francese. O all’inglese.

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Thanksgiving

babaEffettivamente guardando il cielo sopra Torino si potrebbe pensare che Thanksgiving e le sue zucche arancioni siano ormai alle porte, ma non è quel genere di Thanksgiving che abbiamo festeggiato oggi pomeriggio alle 15.00 a Palazzo Nuovo.

Doveva essere l’ultima lezione della nostra maestra – Barbara Lanati, c’è bisogno di dirlo? – prima della pensione. Una cara amica e sua collega, Valeria Gennero, ha organizzato e orchestrato, con il prezioso aiuto di tanti ex-studenti e colleghi venuti anche da lontano, un happening all’insaputa di Barbara. Non una celebrazione, ma un ringraziamento per la differenza che ha fatto nelle nostre vite.

A presentarla, l’americanista Bonetto in persona: Claudio Gorlier, quello che per lei ha divorziato accademicamente; e poi, a partire da Maria Teresa Praz, tante testimonianze di colleghi e allievi dalle prime generazioni (classe 1979 – di laurea, ovviamente!) a quella attuale di Carlotta e della sua bionda e timida amica che aveva un treno da prendere (Carlotta tornava in auto a  Bologna, da così lontano vengono ad ascoltare le lezioni della Lanati), le quali, ignare di ciò che sarebbe accaduto oggi, si sono sorprese e ci hanno sorpresi con le loro condivisioni commosse e commoventi.

L’ho pregata, per una volta, di non ispirarsi alla clausura della cara persona vestita di bianco, la sua e nostra Dickinson, bensì a quell’altro sempre di bianco vestito ma – come lei potrebbe essere – Emerito. Un giorno resteranno gli scritti, già ora preziosi da leggere e rileggere, però adesso e per tanti anni ancora vogliamo prendere auto treni e traghetti e venirla ad ascoltare, vogliamo fare tesi sugli argomenti più inattesi, vogliamo dirle ancora GRAZIE.