Vorrei

Vorrei sdraiarmi sul terrazzo con un buon te’ e il libro che sto leggendo, o in alternativa vorrei poter raccontare la mia esperienza della maturita’ di quest’anno, invece sono qui che traduco con l’accompagnamento di trapano, martello e fresa degli operai del terzo e ultimo piano che probabilmente vorrebbero sdraiarsi sul terrazzo pure loro (possibilmente con la zia Susi), o magari provare l’ebbrezza del tradurre. Vabbe’, mi faccio un te’.

 

Annunci

La classe non e’ acqua

E’ uovo sbattuto! Ieri mi e’ arrivata la Gabs dono del compleanno da parte di fratelli e cognati, cosi’ stamattina sono corsa a comprarmi lo smalto in tinta. Non e’ stato facile perche’, essendo il giallo il colore dell’anno, c’erano un sacco di tonalita’ tra cui scegliere, dal giallo acido al piu’ dorato. Io mi sono attestata su questo, forse perche’ mi ricorda tanto l’uovo sbattuto della mia infanzia, che mi faceva l’allora anzianissima signora Cecilia, amica della nonna Irma. Ah, le uova degli anni ’50!

Ora – alle 19.20 – ho finalmente terminato tutte le attivita’ per la scuola, compreso la lista dei compiti delle vacanze per gli allievi delle future prime che mercoledi’ cominceranno gli esami di terza media (In bocca al lupo, ragazzi, break a leg!). Ora mi appresto a rispondere alle domande di un’intervista e poi finiro’ la valigia per la Danimarca.

Domattina ore 8.00 si vota e poi… si parte per Copenhagen!

Nei prossimi giorni non ci sara’ molto tempo per surfare la rete… ci si rivede intorno al 20 e vi dispenso dal chiamarmi “Presidente” 😉 !

A presto…

Tutti nelle fontane

 

Per qualcuno è proprio finita la scuola, per altri (i prof in genere) sono finite le lezioni. Che comunque è un respiro; anche se siamo a testa bassa tra registri elettronici e cartacei e il difficile compito di definire con un numero l’esperienza condivisa insieme a quel ragazzo e a quella ragazza  per quasi 9 mesi – vacanze, votazioni, scioperi, raduni e malattie a parte.

La tradizione vuole che i ragazzi si innaffino vicendevolmente e poi tutti insieme si buttino nelle fontane, ma quest’oggi ci pensa la solita strana tarda primavera torinese a inondarci tutti quanti con rovesci, grandine, sole (da qualche parte ci sarà pure un arcobaleno!) e poi di nuovo pioggia e poi sole e nuvole.

Ho dormito meno di quattro ore, ma ho fatto tutto quel che dovevo fare per oggi: corretto le ultime 70 di 1200 e più verifiche, fatto le medie, fatto la correzione del compito in classe (che è la cosa più importante perché, se non ti serve per imparare, la verifica è solo una fatica e una punizione per loro che la devono fare e per me che la devo correggere e valutare), ho fatto le medie e le ho comunicate, ho pronunciato il fatidico e annuale: chi ha qualcosa da dire, lo dica ora o taccia per sempre, ascoltato chi aveva da dire, valutato qual che mi veniva detto, risposto, sorriso. A volte un sorriso un po’ triste perché sai che quel numero lì può fare una grossa differenza nella vita di un quindicenne.

E poi quando è suonata l’ultima campanella ho riportato voti e assenze sulla carta, e poi sulla rete, e consegnato le 6 relazioni finali e i programmi.

Mi manca ancora di riportare i compiti per le vacanze nelle varie hall del Castello e poi posso fare la valigia per… Copenhagen! e un bel convegno internazionale.

Ma prima: il VOTO! Non quelli di cui sopra, ma il voto per il referedum.

Ci vediamo ai seggi, prima di mezzogiorno, mi raccomando. Io andrò appena aprono, anzi, farò la posta!

 

 

 

 

 

 

De aestimatione ovvero sulla valutazione

Ho passato la graditissima festa della Repubblica a correggere verifiche. Qui squadernati sul pavimento i listening delle mie 3 prime. Li ho corretti, separati in mucchietti per numero di errori, elaborato la “media americana” (togli il migliore e il peggiore, fai la media che corrisponde grossomodo a un 6/7, quindi osserva la distribuzione dei punteggi ed elabora gli altri voti), solo per scoprire che sarebbe stato sufficiente togliere mezzo punto per errore, più o meno. Sì sarei finita al due ma, essendo ormai giugno e non volendo infierire, mi sono fermata al 4 in basso. Ma ho dato 10 a quello perfetto e 10- a quello con mezzo errore soltanto. A trasformare i compiti in curva non assomigliano esattamente a una gaussiana perfetta, però ci vanno molto vicini.

Qui invece, in attesa di elaborare a livello di collegio docenti uno straccio di metodo di autovalutazione (visto che non ci piacciono quelli proposti dall’alto), ho chiesto agli allievi di una prima di scrivere su un biglietto anonimo in percentuale quanto gli pare di capire delle mie spiegazioni mentre avvengono e quanto invece ritengono di aver capito quando studiano quelle stesse cose a casa.

Il campione è troppo piccolo per essere significativo, ma io ho trovato molto commoventi quei bigliettini, alcuni piegati a metà e grandi come lenzuoli, altri minuscoli piegati 20 volte, alcuni strappati dal quaderno (della compagna), dal diario… altri dal giornale che leggono sotto il banco. Non saprei dire a chi appartengono, ma mi paiono quanto di meno anonimo ci possa essere.