La gente sogna

Il giorno dell’unità d’Ialia camminavo sotto i portici di Bologna insieme a un’amica rumena, venuta in Italia tanti anni fa da piccola. Improvvisamente si è fermata davanti a questa scritta dicendo: “Che bello!” Mi ha stupito, non essendo lei la persona che parteggia per le scritte sui muri imbiancati di fresco. A strapparle quell’esclamazione è stato il contenuto del messaggio in una lingua che non parla da tempo: La gente sogna.

E mi è sembrato un messaggio bellissimo. E mi ha fatto pensare ai nuovi italiani venuti qui seguendo un sogno. E lo posto oggi per Meryem, la studentessa che ho fatto appena in tempo a conoscere e che ormai maggiorenne a deciso di tornare in Marocco a studiare. Mi mancherà, ma anche lei sta inseguendo un sogno.

In questo momento di crisi planetaria credo che solo i sogni ci possano davvero salvare. I sogni e un sorriso.

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Tricolore che passione

Questa mattina mi sono alzata di buon’ora per correre in edicola a prendere l’edizione speciale della Stampa col tricolore 70×100 a un euro. Non è che volessi risparmiare rispetto a quello più grande in vendita al supermercato o a Porta Palazzo. E’ che quelli lì mi sanno un po’ di tricolori da stadio e io invece ne volevo uno che trasudasse civiltà.

Per fortuna ero stata una delle prime 10 persone a prenotarlo l’altro giorno, perché stamattina all’edicolante sono arrivate 200 copie della Stampa e sole 10 bandiere, e quando sono entrata nel negozio la signora era disperata perché aveva dovuto già rimandare a mani vuote una cinquantina di clienti abituali e qualcuno l’aveva presa pure a male parole (so much for oozing civility).

Sono tornata a casa e ho appeso la bandiera alla finestra centrale del bovindo.

Mi hanno detto che siamo solo noi torinesi a prendere così sul serio l’anniversario dell’Unità d’Italia. Devo dire che sono fiera di far parte di questa città: è aperta (nonostante tutto quello che dicono sulla chiusura dei piemontesi, o forse semplicemente perché i piemontesi qui sono in netta minoranza), è educata, non urla, non si dà arie, lavora, dà inizio a molte cose che presto si spostano più in là (vedi il Regno d’Italia, l’industria automobilistica, la radio, il cinema, la telecom… tanto per citarne qualcuna), e non se ne lamenta. Certo, presi singolarmente i suoi abitanti non sono sempre all’altezza della loro città, ma se la si guarda from a distance, dall’alto della Mole in una giornata tersa di sole, con l’arco delle montagne intorno e le colline più dolci che schiudono il passo verso il mare, mhh, è bella la mia città.

In questi giorni di manifestazioni di piazza, campionati europei, count down per il 17 marzo… sollevare la testa e vedere il tricolore sventolare a tante finestre, in tante vetrine, fra tante etnie, mi rappacifica con l’idea di essere italiana, che in questi ultimi mesi mi andava un po’ stretta.

E fra le cose da attendere con anticipazione, quando i festeggiamenti del centocinquantenario saranno terminati, c’è anche questo: Europacantat.

Per gli amici internazionali, eccolo in inglese: qui.

La mia eredità

Come dicevo qualche post fa, prima della pensione ce ne vuole ancora, quindi è prematuro parlare di “eredità” in fatto di scuola. Ma se c’è una cosa che mi rende felice, e di cui vado anche fiera, è di essere riuscita insieme a un paio di colleghi e al preside che ha nutrito il progetto insieme a noi — e che l’ha lasciato lui sì in eredità, essendo andato in pensione quest’anno… — di essere riuscita, dicevo, a far partire la sperimentazione musicale nella mia scuola.

Per ora siamo l’unico liceo scientifico a farla a Torino, una sola sezione, due ore alla settimana di musica e attività collaterali che crescono di anno in anno. Ma nella nostra zona c’è anche un liceo classico, un liceo delle scienze umane e credo anche un istituto d’arte in cui si fa musica curricolare. Deve essere una zona particolarmente armonica!

Apprezzo tutta la musica, ma trovo che far musica insieme abbia un valore aggiunto grandissimo. E se per poter suonare in un’orchestra o in un gruppo — dalla band al quartetto di musica da camera — bisogna padroneggiare uno strumento, il bello del coro è che lo strumento ce l’hai sempre con te, un po’ già lo strimpelli e si tratta solo di imparare a educarlo.

Per questo a partire da quest’anno abbiamo aggiunto il laboratorio (gratuito!) di canto corale (ma dà crediti, prof?). E stamattina, per la serie pubblicità progresso, una rappresentanza del Coro G ci ha fatto una sorpresa… Qui una testimonianza che è anche il mio primo goffissimo e sbilenco video filmato con l’iPhone:

Non tutto il male viene per nuocere

Mancano ancora 10 anni, ma in questi giorni di convalescenza incomincio a pensare a tutto quello che potrei fare se fossi in pensione — non posso dire a tutto quello che farò quando sarò in pensione perché, vista l’accelerazione dell’universo e la mia propensione ai nuovi interessi, chissà come cambierò nei prossimi 10 anni –, comunque passato il male forte e considerato il fatto che l’impossibilità di masticare mi distrae non tanto dalla cucina (che lì non c’è bisogno di ulteriore distrazione) quanto dal mangiare, ho un sacco di tempo per

  • lavorare alla traduzione (non altrettanta voglia, ma tant’è);
  • preparare i compiti in classe (qui di voglia ce n’è anche meno, e poi se fossi in pensione non dovrei farlo, quindi non lo conto);
  • leggere. In questo momento i libri più gettonati tra quelli accanto al letto (che non ci stanno tutti sul comodino) sono:
  1. Il viaggio notturno e l’ascensione del profeta, cur. Ida Zilio-Grandi;
  2. Le stanze di Dzyan (con note a fronte), Marco Valerio Editore;
  3. Il linguaggio delle figure geometriche, di O. M. Aivanhov;
  4. I viaggi dei filosofi, cur. Maria Bettetini e Stefano Poggi;
  5. I principi della forma, di Giuseppe Di Napoli;
  6. Alchimia celeste. Introduzione all’esoterismo shakespeariano,  di Mauro Challier.
  • guardare film: tra le serie televisive del momento (in dvd) Lie to me e guai ad alzare una spalla, increspare le labbra o deglutire!
  • dilettarmi in opere più o meno creative, tipo caricare le foto del Nepal su Wikimedia, fotografare il cristallo violetto che mi hanno regalato gli amici tedeschi e così via…
  • dedicare più tempo al counseling, alla musica, all’ozio creativo, al riposo del corpo e dello spirito…

Ahhh, vabbé, che saranno mai 10 anni?

Wikimedia

Quante volte ho usato immagini scaricate da internet? Le ho usate per i blog e qualcuna anche nella  tesi di counseling. Alcune le avevo caricate io ma altre, come questa bellissima (è un quadro del Giorgione terminato alla sua morte probabilmente da Tiziano, si trova al Louvre ed è un’allegoria dei 4 elementi), erano semplicemente lì, a disposizione di tutti.

Uno dei propositi del nuovo anno è dedicarmi maggiormente al Creative Commons, a condividere le mie “opere dell’ingegno”, sulla base dell’avrai solo ciò che hai donato (sì, c’è un egoismo di fondo), e sul fatto che condividendo siamo tutti più ricchi. Così oggi, quando stanca di tradurre ho colto il suggerimento di mia figlia (“cambia attività”; credo che lo intendesse solo momentaneamente e non nella vita, ma con la sua saggezza non si sa mai!), ho caricato la mia prima foto su Wikimedia. Ho scelto per cominciare una scimmietta fotografata in Nepal col prezioso Nokia N73 (che secondo me fa foto migliori dell’iPhone4 e che mi sa che continuerò ad usare in attesa di avere una macchina fotografica), che è un po’ come un autoritratto 😉 essendo io nata nell’anno della Scimmia di Fuoco…

Così, almeno per un po’, quando avrò bisogno di una pausa dai sudati tasti, invece di correre in frigo o al telefono, caricherò qualche foto… in attesa di avere il tempo di rimettere mano all’ABC!

Intanto però, caricata la foto e sentendo un certo languorino, un salto in frigo lo faccio. E di già che ci sono potrei anche dare un colpo di telefono a…