Con quella faccia un po’ così

Oggi mi sento un po’ così:

Non come Mago Zurlì, come il bimbo Andrea. Era il 1962 e io pregavo con lui; sono passati 48 anni, non so come se la cavi lui, ma io continuo a pregare Fammi crescere i denti davanti [e il Nonno Mario dice: E io a pakare].

Nei 3 giorni di convalescenza, però, casa mia ha subito una trasformazione epocale, dramatic difference dicono le pubblicità per creme di bellezza: sono stati sostituiti tutti i serramenti e ora c’è quest’aria di nuovo di pacca, di più calore (sono scure le cornici e hanno i doppi vetri), di più silenzio. Mancano ancora le tende qua e là, ma questo ha l’effetto di portare i colori degli alberi autunnali fin dentro casa.

Certo sono stati 3 giorni di cantiere, ma i due signori che hanno lavorato erano così gentili e attenti al mio malessere. Con uno condividiamo la passione per il Ristò Civassa, che appena posso tornare a masticare (sono ormai 2 settimane di fluidi e me ne aspetta almeno ancora una) voglio provare la nuovissima Osteria di solo pesce; e l’altro… be’, darò un esempio: quando alla fine della prima giornata sono state montate le prime finestre, a porte chiuse mia figlia mi ha domandato con aria un po’ perplessa: “Ma, a te piacciono?”. Dopo un attimo di silenzio, per assicurarmi che nessuno ci sentisse, ho risposto: “Il nero è Bellissimo!

Dalla sua aria ancora più perplessa ho capito che lei intendeva le finestre!, che peraltro sono scure e molto alte, ma la somiglianza col gigante dall’aria dolce che le ha montate si esaurisce qui, direi.

Ah, sospiro guardando gli alberi, quanta bellezza ci riserva la vita!

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