A est di niente

Due figlie dei fiori d’antan allo Spazio 107 per A est di niente. Quella a destra di chi guarda è l’ufficio stampa; a sinistra una fan. La mostra val bene un giro in via Sansovino 234 al nascente Centro della Creatività. Spazio espositivo + luminosissimi loft (metrature variabilissime) in vendita per artisti che vogliano creare, ma eventualmente anche abitare. Molto bello il catalogo. Imperdibili i quadri che prendono di mira Borat!

Foto courtesy of FM

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Stasera si va in scena

Un omaggio ai miei studenti che hanno già fatto uno spettacolo stamattina (per qualcuno è già il terzo della stagione) e stasera si esibiscono nuovamente:

Mi spiace di avere solo queste inquadrature che ho preso dal sito di ScuolaSuper, magari i ragazzi metteranno qualche foto su Facebook. Sono bravi, bravi, BRAVI! E auguro loro tanta… emme… per stasera!

Finish what you start

Finisci ciò che cominci, a detta dei miei cabalisti preferiti (ai quali devo anche le immagini di questo post), è il trentunesimo dei settantadue nomi di Dio – nelle lettere ebraiche Lamed, Kaf, Bet – ed è anche il messaggio del mese di Gemini nel quale siamo appena entrati.

Gemini è il mio mese, e senz’altro DEVO IMPARARE a finire ciò che comincio. Come Yehuda Berg sono Gemelli: benedetta da una scoppiettante attività mentale e da una notevole dose di energia che mi riconosco, sono costantemente attratta da nuove idee e nuove imprese. In inglese, per dire che si tralascia temporaneamente qualcosa, senza però completarlo o abbandonarlo del tutto, si usa l’espressione to put on the back burner, si mette qualcosa sul fuoco posteriore del fornello. La mia cucina virtuale ha una ventina di fornelli: uno davanti e 19 dietro, ed è un continuo rimestare di pentolini, una specie di giocoleria orizzontale, condita in questa fase dell’anno solare, scolastico e accademico, da una certa frenesia mescolata ad ansia.

Sto lentamente (slowly but surely) imparando ad affrontare la miriade di impegni che mi assumo un passettino alla volta: oggi per esempio ho consegnato il materiale per la denuncia delle tasse; prima di stasera scriverò la bozza delle attività aggiuntive espletate nel corso dell’anno scolastico; e non mi dispiacerebbe riuscire anche a scrivere una mail al mio supervisore in Comunità sul punto della situazione (the state of the art).

Pentolini a cui non riuscirò a dedicarmi oggi: le tesi, il volume sulla Focalizzazione di gruppo. Perché il mio cabalista californiano si è assicurato che mi rendessi ben conto di quale fosse la priorità delle cose cominciate che devo concludere, che devo cominciare a concludere! E ha inserito nella sua newsletter mensile (che raccomando a quanti leggono l’inglese) questa foto del frutto proibito, proprio quello che sta per piantare Eva nella mia traduzione! Arrivo, Eva, aspettami!

post-fiera

E’ lunedì mattina e io sono a casa. Un effetto collaterale della fiera del libro probabilmente: venerdì 15, nel momento preciso in cui ho smesso di parlare alla tavola rotonda su L’etica del traduttore, mi sono resa conto di aver mal di gola. Il mattino dopo mi sono svegliata afona, ma il pensiero di avere l’onore di presentare quello stesso pomeriggio insieme a Susanna Basso Pareti di cristallo, il libro della nostra maestra Barbara Lanati, mi ha indotto ad andare a scuola a bisbigliare interrogazioni e spiegazioni per 5 ore. Sono arrivata in fiera già con le ossa rotte e 3 bustine di OKI in corpo. L’incontro è stato divertente, una relatrice l’ha definito quasi cabarettistico, e io mi sono sentita come un pesce nell’acqua in mezzo a generazioni di studenti. Però il mio corpo fisico è abbacchiato! Credo che sarebbe felice di restare sotto le coperte per una settimana buona, ma ci sono le interrogazioni programmate che spingono e domani sera c’è un concertone del Coro G al Lingotto, e in quel coro canta e suona un’allieva della mia scuola e quell’allieva è mia figlia e non voglio proprio mancare!!! Insomma dov’è finito quel Signore che girava scalzo per la Galilea risanando con uno sguardo e una parola gentile? Passerà anche da Torino? Magari adesso calza le MBT 😉

è la mia volta?

Quella sopra è una pagina dell’Espresso di questa settimana che ho in ben duplice copia (quella a cui era allegato il dvd della Tempesta di Shakespeare e quella del libretto bilingue di Poe), ed è l’unica pagina che ho veramente letto!

Dovete sapere che io sono cresciuta (in tutte le direzioni) alla fine degli anni Sessanta, quando si usavano le varie Twiggy e The Shrimp, bellissime ragazze dai grandi occhi, modellate sull’asse da stiro, quelle a cui si appendevano addosso i vestiti e da cui hanno avuto origine le modelle anoressiche che ancora calcano le passerelle.

A occhi me la cavavo, ma dell’asse da stiro non avevo proprio nulla: quando di là mi ero costruita il corpo, avevo preso ispirazione dalla moda del momento – il famoso 90-60-90, e mentre c’ero avevo aggiunto qualche centimetro qua e tolto qualcosa là, per essere originale…

Per farla breve, ho dovuto superare i 30 anni per capire che il terribile insulto che per anni mi aveva inseguita sulla spiaggia (Tettona!), non era davvero considerato tale. Mi ci è voluto ancora qualche anno di età e di psicoterapia per portare con disinvoltura – intorno ai 40,  (e ora una certa fierezza) – la mia quinta tutta naturale (grazie, Pamela Anderson!) Ma proprio non immaginavo che nei dintorni dei 50 avrei visto piacevolmente sottolineata dalla moda la cospicua differenza fra la vita e il fianco opimo.

Mi chiedo a quale straordinaria rivalutazione posso andare ancora incontro, magari verso i 60!

Se bruciasse la città

L’immagine qui sopra viene dal sito di Adam Barley e l’ho presa in prestito per l’occasione. L’occasione è ciò che ho festeggiato ieri, 30 aprile, con la mia nipoccia Camilla (nipote e figlioccia): 20 anni giusti dall’incendio della mia casa in Massachusetts e 1 settimana giusta da quello della sua qui a Torino.

Qui da noi le case non bruciano con la stessa frequenza, direi quasi assiduità, con cui bruciano le case di legno negli USA, tuttavia conosco un certo numero di persone (due o tre insegnanti di inglese e un’amica carissima, tra gli altri) che sono stati visitati da Nonno Fuoco, fuori dal caminetto.

Per fortuna nel nostro karma famigliare solo le cose sono andate distrutte: 20 anni fa ho fatto in tempo a svegliare mio marito (che sognava che c’era un incendio e lui non riusciva a svegliarsi!), e giovedì scorso Camilla – sola in casa con Clio, il cane più rompiscatole che c’è – è riuscita a salvare anche lei, la bestia di casa.

Camilla mi ha fatto uno dei regali più belli che si possano fare a una zia: mentre i vicini chiamavano i pompieri, lei ha chiamato me. Sono corsa da lei, superata dalle sirene spiegate dei Vigili del fuoco (meravigliosi! letteralmente delle persone meravigliose! appena tornate dall’Abruzzo…).

Certo questa settimana è stata un po’ complicata, e certo i danni non sono pochi, e la vita di mia sorella e della sua famiglia (ora nomade) sarà scompigliata ancora per un po’, tuttavia auguro loro quello che l’incendio aveva a suo tempo portato a me:

Un grande senso di libertà, una casa nuova, una vita nuova (che ora sta per dare la maturità…) e, non ultimo, mi ha curata totalmente dalla paura del fuoco!