Sei gradi di separazione, ma anche meno

Non sono appassionata di riviste, in questo periodo non compro neanche Internazionale, e il mio grande amore Elle è caduto nel dimenticatoio da tempo, di tanto in tanto si risveglia il ricordo dell’antica fiamma, lo compro ma spesso non finisco neppure di sfogliarlo. Tuttavia, essendo addicted ad alcune serie di dvd (Benigni e Shakespeare ultimamente), mi ritrovo a sfogliare L’espresso a scuola, tra un’ora e l’altra, prima di metterlo nel riciclo carta.

Sull’Espresso di questa settimana (o forse della scorsa, perché con le vacanze di Pasqua ho accumulato 2 dvd), ho trovato un paio di spunti che mi hanno dato da pensare. Il primo è stato questa foto del Dalai Lama e di Carla Tedeschi Bruni Sarkozy. Mi è venuta in mente la teoria dei 6 gradi di separazione e ho pensato che dal Dalai Lama mi separa un grado per ben due strade: da una parte il mio maestro Cesare Boni che è suo amico (condividono la stessa data di nascita e qualche comitato per la Pace), dall’altra suo cugino Gigme Tsarong (che recitò con il figlio — che impersonava il Dalai Lama adulto — nel Kundun di Scorsese), colui che contribuì a riorganizzare l’istituto di medicina tibetana a Dharamshala dopo la fuga in India. Con il mio gruppo siamo stati a trovarlo a casa sua a Kalimpong: una persona meravigliosa, ovviamente.

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Dalle stelle alle stalle

 Vorrei avere qualche idea da scrivere qui, ma proprio mi mancano. Sono nel rush finale della traduzione e cerco di farci stare tutto il resto (scuola, counseling, spesa, danzagym, e chi più ne ha più ne metta…) ma potrei proprio addormentarmi così, con la testa sullo scaffale della libreria.

Quindi questo post è per Fabi, che l’ha richiesto, con mille e mille auguri per il suo nuovo postO (keep us posted!)

I confini scompaiono quando guardiamo il cielo

Un solo Cielo, una sola Terra è un magnifico progetto di Cielo di notte, una delle tante meraviglie che nascono a Torino (senza campanilismo, qui sono nati i Gianduiotti e il cinema italiano, la radio e l’Italia unita). E’ nato in partenariato con Astronomers without borders – un solo popolo, un solo cielo – quelli che hanno coniato la frase che fa da titolo a questo post. Il primo passo è stato questa sera a Chivasso con l’inaugurazione di una mostra straordinaria: The World at Night, astrofotografie d’autore (già anticipate nel blog della capo ufficio stampa che l’ha promossa), poi andrà a Noto in Sicilia e terminerà il viaggio italiano in Umbria ad Acquasparta, prima di proseguire alla volta di 35 paesi in Europa e nel mondo.

Sarà al Museo Clizia di Chivasso, in Piazza d’Armi (www.fondazione900.it) fino al 6 settembre, ingresso gratuito, visite guidate su prenotazione. Orari: mercoledì 9.30-12.30; giovedì e venerdì 16-19; sabato e domenica 10-12 e 16-19. 

Più di 100 foto da togliere il fiato: le stelle sopra i siti patrimonio dell’Umanità: arte, scienza e pace, anzi: Arte, Scienza e Pace. Ho avuto il privilegio di poter visitare la mostra da sola prima dell’inaugurazione. Poi ho ascoltato la presentazione degli organizzatori. Dietro di me un giovane uomo (che non avevo mai visto prima di allora!) mi accarezzava i capelli. Mi sono voltata e abbiamo cominciato a chiacchierare sottovoce. Il suo pianeta preferito è Saturno. E’ dei Gemelli pure lui, nato il giorno dopo di me (e anche qualche anno dopo, ma si sa… ho un debole per gli uomini più giovani;-).  Gli ho detto: Ora il sindaco taglierà il nastro tricolore e potremo andare a vedere delle foto bellissime! Mi ha appoggiato l’indice sulla fronte e ha detto: Più belle di questa?

Non lo dimenticherò mai: si chiama Eugenio e compirà cinque anni il 7 giugno.

Communication, ma quanto è difficile?

E dire che essendo Gemelli dovrei avere Mercurio all over the place 😉 !

Oggi la comunicazione mi pare complicata: sai quando hai quella sensazione dentro e cerchi di comunicarla e hai la sensazione che dall’altra parte ci sia qualcuno che non vuol sentire, ma dato che sei dei Gemelli e che hai questo dialogo costante fra almeno due parti di te, ti dici: ma forse sono io che non voglio sentire. E poi ti dici: ma cosa non voglio sentire?

Aaarghhh! ma perché diavolo non sono andata in palestra stamattina, invece di stare qui a fissare lo schermo???

Vabbè, provo tutte le carte (anche letteralmente) e faccio un giro a cercarmi un Mentor Spirit, e su cosa clicco? Ma va?!?

O Dio della Comunicazione inter- e intra-personale, passa a trovarmi, ttte prego!

When it rains, it pours

Che io sia metereopatica è un dato assodato, e anche che il meteo di Torino non prometta nulla di buono da un po’ e per un po’. Niente di buono per me che adoro il Sole come Akhenaton.

Così ieri sera, mentre sul divano mi gustavo la decima puntata della seconda serie di Brothers & Sisters insieme al mio sole personale – cercando di non pensare al buco di 50 cm che i muratori del piano superiore hanno scavato sull’unico water di casa, che, oltre a offrire vista panoramica su chi lo usa,  vomita calcinacci e acqua, e all’ascesso che sta prendendo piede (?) sulla mia guancia destra – mi sono chiesta: “Ma dove ho parcheggiato l’auto oggi?”

In attesa di energia rinnovabile ed ecosostenibile cerco di usare l’auto il meno possibile, ma così facendo tendo a dimenticare dove l’ho parcheggiata l’ultima volta. In passato avevo istituito un sistema di mappatura coi magneti sul frigo, ma oggi la collezione di magneti è cresciuta al punto di riempire tutti i parcheggi… E così, mentre cercavo di ricordare, mi sono resa conto che ero andata a scuola in auto e, dimentica, ero tornata in bus, lasciandola in zona blu da 1 euro e 50 all’ora, con i tagliandi fino alle 13.00. Aaaargh!

Non sto neanche a raccontare che, essendosi rotto il mio cellulare nuovo di un mese, la sveglia non è suonata ecc. ecc. Dirò soltanto che si è svegliato il mio sole personale venti minuti prima dell’ora in cui usciamo per andare a scuola. Mi sono infilata in un vestito mentre facevo lo sciacquo con 10 gocce di tintura madre di Equisetum e 10 di Plantago in un cucchiaio d’acqua (lo consiglio vivamente, è eccezionale per ascessi e problemi alle gengive) e mi sono precipitata in bus alla volta del parcheggio accanto a scuola.

Non so se sia stato il mantello dell’invisibilità di Harry Potter o la pioggia a tenere lontano i controllori del traffico, ma non c’era la multa! e per di più non ci sono neanche colleghi assenti la prima ora da sostituire, così ho potuto mettere i tagliandini necessari al parcheggio della mattinata e trovare pure il tempo di scrivere questo post dalla sala insegnanti. Lassù, da qualche parte, il Sole c’è.