Two Lovers nella Gran Torino

Sabato, dopo una settimana di scuola e di sole, piove e come Tina Turner I can’t stand the rain against my window, così decido di regalarmi un tardo pomeriggio al cinema. Sono indecisa tra Gran Torino e Two Lovers, hanno tutti e due un sacco di pallini e stelline nelle varie recensioni, al Romano li danno entrambi, così scelgo in base agli orari, prefigurandomi, se il fisico regge, di fare un double feature.

Arrivo in piazza Castello con buon anticipo, compro il biglietto per lo spettacolo delle 17.30, poi faccio una puntata da Grom, per un gelato come si deve, nonostante la temperatura: data l’intolleranza al lattosio, mi devo accontentare dei sorbetti, ma che sorbetti! Pera decana con granella di cioccolato Venezuela ed extranoir con cioccolato Bolivia piantagione “Cru sauvage” e granella di 3 mm (ci ho creduto sulla parola, non l’ho misurata personalmente, se non sotto i denti. Questa è la descrizione dal sito: Nella regione Amazzonica della Bolivia, nel cuore della foresta pluviale, crescono ancora selvatici – e quindi rigorosamente a coltivazione biologica – ed incontaminati questi vecchi alberi di cacao, che danno origine ad un cioccolato purissimo vincitore di numerosi premi internazionali. Le fave di questo speciale tipologia di cacao, rigorosamente Criollo, sono molto piccole e delicate, ed ogni operazione deve essere svolta con grande attenzione, dalla tostatura, che avviene in speciali tostini di piccole dimensioni, al concaggio, che avviene per 60 ore in conche piane. Il risultato è straordinario: il gusto, dalla persistenza straordinaria, è puro e armonioso, i tannini sono soffici e gentili, e le delicatissime le sensazioni di amarezza e acidità accompagnano note complesse di prugne secche, fiori di zagara e pompelmo).

E’ ancora presto, così faccio un salto alla Feltrinelli e mi prendo le Lettere a un giovane poeta di Rilke, Adelphi, traduzione del 1958 di Leone Traverso. Mi ha messo la voglia di leggere il Diario di Etty Hillesum.

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Collana astrologica

Domenica prossima, mia nipote Benedetta (quella da cui ho copiato l’accostamento di colori per la mia camera da letto: rosa e arancione) compie 18 anni. Le ho trovato un regalo che mi ha dato tanta soddisfazione (lo scrivo tranquillamente perché non viene a leggere il mio blog e neanche sua mamma, a differenza della mia sorellina; invece con la mia nipoccia [nipote e figlioccia] Camilla ci “becchiamo” su Facebook!): c’è un negozio a Torino, Il cielo di Nut, dove si può ordinare la collana astrologica personalizzata.

Gemelli: occhio di tigre

Gemelli: occhio di tigre

Il ciondolo indica il Sole; ogni casa è separata da una perlina d’oro, quella dell’ascendente da due perline d’oro. Ogni grano indica 5 gradi – occhio di tigre per Gemelli e Vergine, ametista per Sagittario e Pesci, diaspro rosso per l’Ariete, avventurina per il Toro, cristallo di rocca per il Cancro, pietra paesina per il Leone, quarzo rosa per la Bilancia, onice nero per lo Scorpione, ossidiana per il Capricorno e agata blu per l’Acquario – quindi con approssimazione di 2 o 3 gradi vengono inserite le pietre simbolo dei pianeti.

Ovviamente bisogna sapere il luogo, la data e l’ora esatta di nascita della persona, ma a me che sono, ancorché ignorante, appassionata di astrologia, sembra molto bello portarsi il proprio Cielo al collo.

Come in cielo

Cosa fare nel primo giorno di primavera, al ritorno da scuola, in vista di un breve ma pur benedetto weekend? Mi sono regalata la (ri)visione di un film che trovo BELLISSIMO! L’avevo visto a casa di amici in Germania, dove il film è stato doppiato e distribuito (qui il sito tedesco); nel 2005 è stato candidato all’Oscar come miglior film straniero ma stranamente non ha circolato molto in Europa, mentre in Australia e Nuova Zelanda ha avuto un seguito eccezionale. In un sito austriaco sono riuscita a trovare l’originale con sottotitoli in inglese ed è questo che ho rivisto oggi.

Sarà perché la musica è per me un canale speciale per contattare un sentire profondo che fatica a salire a galla nella vita di tutti i giorni, particolarmente la musica d’insieme e soprattutto la voce umana, il coro, ma questo film ha una delicatezza e una profondità commoventi. Sto rivedendo l’ultima scena mentre scrivo, o meglio: la sto riascoltando. 

Il sogno del protagonista era di creare una musica che toccasse il cuore delle persone. Conosco gente che è tornata 8 volte a rivederlo al cinema e racconta che ogni volta il pubblico faticava a lasciare la sala, poiché la visione (in coro) si tramutava in un’esperienza vissuta.

Se avete voglia di cercarlo, di vederlo, NON leggete la trama (dettagliatissima) su wikipedia, perché la prima volta, secondo me, va visto “al buio”.

Chiedilo alle stelle

Anzi, no: chiedilo a qualcuno che le stelle le sa leggere bene: FULMINE è la controparte femminile al mio astrologo di fiducia, Rob Brezsny, l’astrologo del libero arbitrio che Internazionale pubblica in traduzione ogni venerdì, ma che può essere letto sul suo sito in originale già il martedì. Rob è il maschile/sociale e anche un po’ poeta pazzo, un folle di Dio, si potrebbe dire. Fulmine (la conosco da molti anni, la consulto fedelmente e tutte le persone a cui l’ho consigliata sono diventate grandi fan) è il femminile/intuitivo, e un poeta anche lei, oltre che visual artist. Sapete che non sono solita raccomandare siti che non siano rivolti a qualche causa sociale, be’ per me Fulmine migliora la qualità della vita delle persone che incontra, quindi ha una funzione sociale: la funzione della poesia e quella dello specchio, ci mette davanti a dei ritratti di noi stessi da cui possiamo ricominciare a interpretare la nostra vita, come se si trattasse di un’opera d’arte. Quell’Opera d’Arte che effettivamente è.

Do not allow yourself to become part of the desease and not the cure

Ho trascorso 2 giornate bellissime! A Firenze, prima di sostenere l’esame per entrare nell’associazione di categoria dei Counselor Olistici, ho fatto una tappa nella mia amatissima Antica Farmacia di Santa Maria Novella, unica tappa turistica di una giornata e mezza assai intensa (intense?). Quei giorni in cui tutto scorre fluido e sembra che la vita cospiri per farti sentire nel cuore di un romanzo. E, tra l’altro, un romanzo che ti piace! Incontri vecchi e cari amici, sei seduta in treno accanto a un musicista che ti dà preziose informazioni, ceni a Milano con tuo fratello (finalmente!) in un ristorante assai carino, e la conversazione è bella, e anche quella è intensa…

L’indomani arriva la sorella giornalista, e un po’ con lei e un po’ senza di lei, ho fatto un’immersione nell’arte di 3 delle mostre di Palazzo Reale, nell’ordine: Futurismo 2009, Magritte e il mistero della natura e L’anima dell’acqua.

Ero troppo stanca per audioguide e didascalie, così mi sono lasciata semplicemente riempire dalle immagini e dalla vibrazione altissima di alcune di esse. Ho comprato i 3 cataloghi (ah il peso della cultura poi per le strade di Milano, su e giù per le scale della metropolitana, sul treno AV e sul bus 13!!!) per quando avrò tempo ed energie per processare il tutto intellettualmente.

Delle tante immagini che mi hanno colpito particolarmente ne metto qui due: Il romanzo della cucitrice di Boccioni, l’anno prima della nascita del Futurismo (peccato che nessuna riproduzione possa dar conto della Luce del quadro) e il Caravaggio dell’acqua.

E ora corro a scuola…

 

 

Pace non trovo e non ho da far guerra

Confesso, non ho mai letto Guerra e Pace, ovvero ci ho provato tante volte, anche con una certa invidia per uno dei miei 3 compagni di casa californiani che continuava a leggerlo e rileggerlo (hominem unius libri timeo!), ma non credo di aver mai nemmeno finito la prima parte. Finora. Presto, però, tutto potrebbe cambiare. Mi sono comprata la traduzione del 2007 di Richard Pevear e Larissa Volokhonsky, soprattutto perché non mi è mai accaduto di veder pubblicizzata l’edizione di un classico con tanta attenzione per il traduttore. Dal bollino rosso di Vladimir E. Alexandrow, Professor of Literature, Yale University (It is hard to imagine how this translation could be superseded), alla quarta di copertina che annuncia (gli squilli di tromba sono miei) FROM THE AWARD-WINNING TRANSLATORS OF CRIME AND PUNISHMENT tatààà…

Il volume è molto bello, hardcover, bella la carta, costava ben 20 sterline ma io l’ho trovato sul mercato di Amazon “come nuovo”. Mercoledì mi attende un viaggio in treno piuttosto lungo, quasi quasi me lo porto dietro. Certo, pesa più di un chilo e mezzo, solo tenerlo aperto è già una fatica. Uno dovesse mai addormentarsi la sera mentre lo sta leggendo, rischia un intervento di rinoplastica…

Come faccio a essere me?

The great 18th century polish kabbalist, Rav Zusha of Anipoli, once said, “When I go to heaven, I won’t be asked, ‘Why weren’t you Moses? Why weren’t you Abraham?’ I will be asked, ‘Why weren’t you Zusha?’”

Come faccio a essere Rossella?

Be’, per cominciare oggi è il mio giorno libero ed è più facile cercare di essere me stessa nel mio giorno libero, invece di dover rincorrere i vari ruoli nel corso della giornata. Così stamattina ho deciso di mettere da parte la scuola (i compiti di recupero, i compiti in classe, e le “storie assegnate”… da correggere), la traduzione “ufficiale”, la preparazione per dell’esame per l’inclusione nell’albo della categoria Counselor Olistico che sosterrò a Firenze giovedì p.v., e di dedicare la giornata al servizio della mia comunità (more about that sometime in the future). Ma prima di cominciare, ho sentito la necessità di coccolare un po’ quella che nella mia formazione viene definita la bambina interiore, normalmente al maschile, ma what the heck siamo alla vigilia dell’8 marzo… Ovviamente scherzo, il fatto che esista “il giorno della donna” non mi solleva affatto, anzi. Così come mi rattrista vedere i cartelloni all’università che sensibilizzano nei confronti della “violenza maschile contro le donne”, perché? e la violenza femminile contro le donne? e la violenza maschile/femminile contro tutto il resto del mondo? contro tutti quelli che sono uguali e/o diversi da sé?

Vabbè non era di questo che volevo parlare. Questa è l’adolescente interiore che sbraita, torniamo alla bambina.

La bambina (che non ha mai avuto una Barbie, ma aveva una Jenny, però non questa Jenny, ma una molto più raffinata e pre-adolescenziale, commercializzata nella seconda metà degli anni ’60 con dolcevita bianca alla Dottor Zivago e scamiciato in finta pelle nera – che si chiamava finta e non eco, allora) ha deciso che VOLEVA ASSOLUTAMENTE una bambola. Ma siccome ha 52 anni, doveva essere da collezione! 

Pleasant Peasant

Pleasant Peasant

E così le ho ordinato la Blythe che voleva, non la sofisticata Cappuccino Chat che spero di diventare, ma la replica Ashton-Drake della Blythe del 1972 con tanto di dirndl!!!

La bambina avrebbe voluto anche la parrucca grigia moooolto anni ’70 (perché questa strana bambina ha i capelli grigi!) e io gliel’avrei anche presa, solo era out of stock.

Insomma, spero di aver sistemato la bambina per oggi, e adesso mi metto a lavorare sul serio!