Grazie, Brunetta!

Brunetta & Biondina
Brunetta & Biondina

Grazie, Bunetta! Grazie! Meno male che ci sei tu che pensi a noi! Già siamo discriminate sul lavoro, mediamente pagate meno dei colleghi maschi, schiacciate dal soffitto di cristallo. Già facciamo meno carriera per via delle gravidanze e relative cure parentali alla famiglia in crescita. Già siamo distratte dalla gestione domestica: fare la spesa, cucinare, lavare e stirare, pulire, gettare la spazzatura e ora fare pure la differenziata! O, nei casi più fortunati, ci tocca fare la coda alla posta per pagare i contributi alla colf (che tanto dovendo essere a casa a preparare la cena e guardare i compiti dei figli, quando non ci sono le riunioni scuola-famiglia, mica possiamo permetterci tutti gli straordinari dei colleghi maschi!) E pure ci tocca di essere discriminate andando in pensione prima degli uomini!!!

Meno male che ci sei tu! Se non ci fossi, bisognerebbe inventarti! Grazie, Brunetta! (e mica male, la biondina!!! 😉 )

Santa Lucia, niente festa a casa mia…

Oggi è il 13 dicembre, la sera tradizionale della mia festa di Natale. Ma quest’anno mi mancano le energie estrovertite. Non che sia faticoso fare la festa a casa mia: apro la porta alle 8 di sera e gli ospiti arrivano portando cibi, bevande e doni. A mezzanotte meno un quarto si fa la last call come al pub e gli ultimi ospiti aiutano a rassettare prima di andarsene. Facilissimo. E’ solo che quest’anno va così. Non so se è stato l’Himalaya (2 volte in un anno è pretty intense) o che altro, ma quest’anno va così…

Mi dispiace solo davvero tanto di non vedere i miei ex-allievi, quello sì. Perché gli amici li si può vedere sempre, ma con gli ex-allievi le occasioni di incontro sono proprio poche…

Per fortuna che c’è Facebook!

senza (altre) parole

Questa mattina, mentre prima delle otto percorrevo a piedi il tormentato corso lungo la ferrovia alla volta della succursale, pensavo a una cosa sfiziosa da scrivere qui, sulle gioie di quel tragitto dove il caffè costa solo 80 centesimi, invece che 85 come sotto casa mia, 90 come vicino alla sede, o 1 euro come in centro. E poi nella mia mente scrivevo che andarci in bicicletta era bello perché c’erano così tante buche e dossi che sembrava d’essere in mountain bike, e dopo varie divagazioni chiudevo il pezzo con una strizzatina d’occhio alle bidelle.

Poi sono entrata in classe. Accolta da A. che mi dice che si è fatto riorientare e andrà a fare il geometra, e da un manipolo di giustificazioni salva-interrogazione, tra cui quella di M., che mi ha porto il diario con il polso fasciato (si scoprirà poi che non era quello il motivo). La giustificazione parla di una disgrazia. Guardo il polso ma da lassù qualcuno mi ha tenuto una mano sulla testa, e invece di produrmi in dissacrante umorismo ho chiesto: “quale disgrazia?”. La disgrazia è sua cugina, come lui 14enne, che si è uccisa gettandosi dal terzo piano, mentre la mamma era fuori a prendere le sorelline. Ieri c’è stato il funerale.

Ho interrogato, spiegato, cercato di, mi sono chiesta come diavolo faccio a spiegare I am, you are, he/she/it is (non capisco, prof!),  ho parlato coi colleghi, sono andata alla riunione di ScuolaSuper, preparato la cena al sacco per mia figlia che va a guardare le stelle con la sua classe e la prof di scienze. Ma è stato solo quando ho letto il trafiletto su internet che quest’ansia mi ha preso il cuore a fondo.

Non ho altre parole per descrivere questo senso di vuoto davanti al vuoto delle vite che ho davanti. Anche A. avrà avuto una prof. d’inglese. Anche A. ha una mamma.