Ciao ciao

ciao ciaoQualche giorno fa una giovane mamma mi raccontava che nel (non molto) tempo libero leggeva blog di mamme e bimbi. E diceva con rammarico che qualche blog si interrompeva bruscamente, senza neanche un saluto finale.

Mi è facile immaginare le autrici così impegnate a vivere da non avere il tempo di raccontare. Il tempo o il desiderio, l’estro… E ho ripensato a questo mio blog, nato più di 11 anni fa su un’altra piattaforma, traslocato qui nel 2008, forse molto prima di Facebook, e a poco a poco non dico abbandonato, ma senz’altro tralasciato. E ho riflettuto su cosa mi spingeva a scrivere e su cosa faccio ora nei momenti che in passato dedicavo a scrivere il blog, e mi pare in qualche modo di avere superato la fase Holynow.

Quando avevo scelto lo pseudonimo, l’avevo fatto perché desideravo fortemente imparare a vivere nel magico momento presente, desideravo incarnare la presenza, e scrivere di ciò che mi accadeva o che pensavo, mi aiutava in un certo senso ad essere più presente a me stessa. Non dico di avere raggiunto completamente il mio obiettivo, probabilmente mi ci vorranno più incarnazioni per essere totalmente presente, tuttavia sono più nell’Holy Now adesso di quanto non lo fossi 7 anni fa. Sette anni è un ciclo, un bel ciclo, e sento che è arrivato il momento per lasciare andare questo blog.

Non so se ne verranno altri. Forse continuerò ad aggiornare la parte delle pubblicazioni, non so… Ma lo lascio con un saluto, e mi faccio aiutare da Sara per questo: Ciao ciao con la manina.

La valigia sul letto

travel light, or at least compact

travel light, or at least compact

è quella di un non così lungo viaggio, ma comunque una settimana a Berlino con i miei studenti in scambio. Obiettivo: viaggiare solo col bagaglio a mano (il mio, almeno).

Sono piuttosto fiera perché, compresa la roba che avrò addosso (e senza poter portare la classica borsa “da donna” in cui ci sta mezzo mondo, né lo zaino — fuori dalla valigia — in cui ci sta l’altro mezzo), sono riuscita a infilarci: beauty case con anche farmaci di prima necessità, cambi biancheria per la settimana, sleeping gear, biancheria termica, 3 paia di pantaloni più tuta, 3 magliette/bluse, un maglione, un maglione dolcevita, un pile, una sciarpa/poncho, due paia di guanti, berretto antifreddo, poncho pioggia, giacca a vento (da arrampicata) che fa il paio con costume da bagno e cuffia da piscina, cappotto, scarponcini cammina e va, guida Berlino, moleskine Berlino, centinaia di libri (in kindle), lettore mp3, spartiti da studiare, tutti i fogli con prenotazioni, elenco ragazzi (x 10 copie, assamai), 26 biglietti aerei per andata e per ritorno, vari cavi e cavetti, confezioni di cioccolatini da regalare, biscotti senza latte per la prima prima colazione (so che esistono supermercati a Berlino, ma noi si parte alle 3 di stanotte, avrò fame prima di atterrare), pantofole nepalesi (che fanno il paio col berretto coordinato anche se sono mutualmente escludibili) e in cima a tutto lo zainetto, per poi girare lì.

Che ne dite?

Rossella e il Drago

191657-Dragon-Naturally-Speaking-Home-12Sono reduce dal primo corpo  a corpo con il Drago che mi sono scelta. Per fargli il training di riconoscimento ho scelto Pinocchio (anche se “Un italiano in America” di Severgnini mi pareva quasi altrettanto interessante); e poi sono partita a dettare il mio Wimpy preferito, ovvero l’ultimo (quello su cui lavoro è sempre il preferito del momento, sono Gemelli: costante nella mia incostanza). Ci ho messo una cinquantina di volte il tempo che ci metto a digitare, ma confido che con l’allenamento le cose miglioreranno. C’è qualche amico là fuori che mi può incoraggiare?

Brain Pickings and more

Immagine

 

Che fare in questi tempi di crisi, quando il “portfolio” langue ecc ecc… Fiori e opere di bene, ho deciso. E fra le opere di bene c’è quella di sostenere la cultura, come posso. Ad esempio: 3 dollari al mese (2 euro e 24, 2 caffè e poco più a Torino, quasi tre in Umbria, e quasi 4 nella mia scuola) per il blog Brain Pickings. Mi piace in particolare questo articolo (sono tutti in inglese): 76 libri per sostenere e ricostruire l’umanità.

To be or not to be

To_Be_or_Not_to_Be_1942_posterCentinaia di compiti da correggere (letteralmente) e 18 anni di casa da inscatolare, per non parlare di tutto il resto: revisioni, consigli direttivi, prove, saggi, concerti… Non c’è neanche il tempo di andare alle feste di compleanno, mie e delle mie amiche.

Per questo uscita da scuola che erano quasi le 3, pensando a tutto quello che avrei dovuto fare, mi sono infilata tra le ampie rosse vellutate e comode poltrone del cinema Romano per vedere il film di Lubitsch come piace a me, in lingua originale con i sottotitoli.

Ho riso di cuore e sono uscita sapendo qualcosa di più sul Tarantino di Inglourious Basterds e con voglia di capire a che punto fosse la guerra quando l’avevano girato (non vado forte in storia). Ora so che hanno cominciato a girarlo un mese prima di Pearl Harbor e che quando il film è uscito Carole Lombard era morta da un paio di mesi, in un incidente aereo.

Per essere le tre e mezza del pomeriggio la sala era piuttosto popolata. Grande, all’uscita, il commento soddisfatto di un signore tre file più indietro: “Be’, per quattro euro…!”

B-day countdown

Oggi è arrivato il primo regalo di compleanno! Dopo la gialla 2011 e la rossa 2012, ecco la turchese 2013:

Non ha la borsettina pieghevole dentro (ma ne ho tante e ne porto sempre una dietro, anzi dentro), ma ha un interessante messaggio bilingue (ITA-ENG) sull’etichetta:

Alla cortese attenzione dei signori copiatori:

La maggior parte dei nostri prodotti è coperta da brevetto. Dal momento che nel mondo ci sono migliaia di giovani designer migliori di me, investire denaro sul loro talento è meglio che investirlo in avvocati.

I❤ my GABS!

A proposito dell’americanista Bonetto

Claudio_GorlierNon sono mai stata allieva di Gorlier, ma lui mi ha regalato (almeno) 3 espressioni linguistiche che hanno lasciato un segno sulla mia vita.

La prima è top-notch. Nonostante non fosse mio professore, mi conosceva e accettò di scrivere una delle lettere di presentazione per il Master negli Stati Uniti. Scrisse che ero una “top-notch teacher” in un momento in cui ero a mala pena un’insegnante e per giunta una che non aveva mai sentito quell’espressione; ora però mi rendo conto che per tutto il resto della vita ho cercato di essere all’altezza della sua definizione, e gliene sono grata.

La seconda è landing gear, in un aneddoto che potrebbe essere lui, un esperto nel campo, a raccontare. Stava presentando il libro di Joan Didion, Democracy, che avevo tradotto per Frassinelli nel 1984. Della traduzione disse che era buona, ma che solo una donna avrebbe potuto supporre che l’aeroplano avesse “la marcia d’atterraggio”. Quell’episodio, che trovai troppo buffo per essere imbarazzante (evidentemente anche il revisore era donna), mi ha insegnato a cercare sul dizionario perfino la parola table e, più in generale, a non presumere di sapere.

La terza è sans adieu. Ieri ci ha raccontato che è così che i suoi antenati francesi (che un giorno al risveglio scoprirono di non esserlo più) si salutavano. Per me, che detesto gli addii e fatico perfino con gli arrivederci, è un’espressione bellissima e l’adotterò.

Sans adieu, amici.

P.S. interessante disquisizione sull’andarsene alla francese. O all’inglese.

Thanksgiving

babaEffettivamente guardando il cielo sopra Torino si potrebbe pensare che Thanksgiving e le sue zucche arancioni siano ormai alle porte, ma non è quel genere di Thanksgiving che abbiamo festeggiato oggi pomeriggio alle 15.00 a Palazzo Nuovo.

Doveva essere l’ultima lezione della nostra maestra – Barbara Lanati, c’è bisogno di dirlo? – prima della pensione. Una cara amica e sua collega, Valeria Gennero, ha organizzato e orchestrato, con il prezioso aiuto di tanti ex-studenti e colleghi venuti anche da lontano, un happening all’insaputa di Barbara. Non una celebrazione, ma un ringraziamento per la differenza che ha fatto nelle nostre vite.

A presentarla, l’americanista Bonetto in persona: Claudio Gorlier, quello che per lei ha divorziato accademicamente; e poi, a partire da Maria Teresa Praz, tante testimonianze di colleghi e allievi dalle prime generazioni (classe 1979 – di laurea, ovviamente!) a quella attuale di Carlotta e della sua bionda e timida amica che aveva un treno da prendere (Carlotta tornava in auto a  Bologna, da così lontano vengono ad ascoltare le lezioni della Lanati), le quali, ignare di ciò che sarebbe accaduto oggi, si sono sorprese e ci hanno sorpresi con le loro condivisioni commosse e commoventi.

L’ho pregata, per una volta, di non ispirarsi alla clausura della cara persona vestita di bianco, la sua e nostra Dickinson, bensì a quell’altro sempre di bianco vestito ma – come lei potrebbe essere – Emerito. Un giorno resteranno gli scritti, già ora preziosi da leggere e rileggere, però adesso e per tanti anni ancora vogliamo prendere auto treni e traghetti e venirla ad ascoltare, vogliamo fare tesi sugli argomenti più inattesi, vogliamo dirle ancora GRAZIE.