il divino qui e ora

amicizia

S.U.S.A.

Una bellissima iniziativa: pace, natura, arte, una catena umana. Mi sono già registrata per parteciparvi: per mia fortuna il sentiero passa proprio dietro la mia scuola e posso arrivarci in tempo. Vieni anche tu!


Oskar <3 <3 <3

Eccolo qui il mio meraviglioso nipotino tedesco (ma con un forte penchant per l’Italia ereditato dai genitori, me lo sento!)

Non vedo l’ora di andare a Monaco (giovedì 1!) a festeggiarlo e a festeggiare i suoi genitori che due anni fa, proprio in questi giorni, piangevano il mio primo nipotino tedesco, Augustin, volato in cielo ancor prima di toccare terra.

Ti abbiamo desiderato tanto, Oskar. Ti abbiamo aspettato tanto, e ora ti papotteremo un sacco. Per fortuna abbiamo qualche anno di tempo prima che tu diventi un adolescente  meraviglioso e insopportabile come i 1000 che la zia Ross incontra ogni mattina e non voglia più le smancerie di quella che sarà una vecchia zia.

Sono pronta con le ninne nanne e un repertorio completo di canzoni per bambini!

Arrivoooooooooo!


Chiara e Giacomo

21 luglio 2012

Che emozione ieri… Mi pareva una prova generale! Da mesi si preparava il matrimonio della compagna di coro e amicissima di Valentina, e il grande giorno e’ arrivato. Per me c’e’ stato prima il piacevolissimo momento di andare a comprare l’abito della testimone della sposa, attivita’ rarissima quella di acquistare abiti con la mia parca e minimalista figliola, e poi il privilegio di far d’autista alla testimone e fidanzato fino al Duomo di Chieri.

Siamo arrivati ben per tempo e mentre io sedevo, apparentemente in disparte ma in realta’ in posizione privilegiata con vista sugli sposi, con il mio fedele Kindle (un po’ vergognosa di trovarmi in un luogo sacro cosi’ bello impegnata a leggere invece di visitare o meditare, ma bisogna aver pazienza: sembra che il mio innamoramento per il Kindle sara’ destinato a durare piu’ di altri!), mentre appunto io leggevo (e di Kay Scarpetta, in Duomo!), i giovani disponevano sui banchi i libretti verdi della liturgia scelta dagli sposi.

Credo che li abbia preparati la mamma della sposa, insieme agli eleganti conetti disposti a fior di loto che contenevano il riso per gli ospiti. Giacomo lo sposo era bellissimo – l’ho sempre visto scaciato e in quell’abito di frescolana, con i suoi capelli un po’ lunghi da paggio, aveva un’eleganza particolare – e molto emozionato, anche perche’ il suo testimone Marco (non il nostro Marco, puntualissimo e affidabile!) e’ arrivato dopo la sposa, che doveva averlo atteso fuori. Quando sono partite le note di Here comes the bride, ho cominciato a piangere. Era bellissima Chiara, cosi’ piccolina nonostante i tacchi, nell’abito morbido sotto il quale Bianca faceva le capriole di gioia. Ogni tanto la mamma appoggiava la mano sul pancino di sette mesi, ma non c’era verso: la piccola voleva danzare.

Me li guardavo quei ragazzi, con Bianca non facevano 88 anni in 5, tutti ventiduenni i “grandi” – appena compiuti, o quasi da compiere. Belli, seri e gioiosi (le letture che hanno scelto inneggiavano alla gioia), commossi e compresi. Lo so che sto ripetendo l’aggettivo, ma non posso farci nulla: era TUTTO bellissimo, semplice e curato, di una bellezza che aveva a che fare con la semplicita’ e la verita’.

Anche la preghiera dei fedeli, ogni versetto letto da un famigliare o da un amico: alla testimone, per esempio, e’ stata affidata la preghiera per i giovani e i fidanzati (e a proposito di fidanzati, c’erano perfino le ostie, oltre che il pranzo, per celiaci!) E le musiche cantate da Elisa, la compagna uscita dal coro di recente, insieme al marito corista e al piccolo Gabriele. (Che  bellezza vedere che si e’ tornati a fare i figli da giovani, c’e’ speranza che in futuro i genitori dei liceali saranno un po’ meno agee [con l'accento acuto sulla prima E, ma il mio computer UK non me lo scrive] – e meno ossessivamente concentrati sui pargoli…)

All’uscita dalla chiesa, oltre ai conetti di riso (con i nomi e le cifre degli sposi stampati in oro) della mamma, c’erano le wedding bubbles della zia tedesca, fialette per tutti gli ospiti con un cuoricino da cui fare uscire le meraviglie impalpabili, che i piccoli cercavano di afferrare.

La zia ha anche procurato ampio e teutonico materiale di gioco e festeggiamento per il lunghissimo pranzo, durante il quale sono apparsi i confetti rossi destinati a celebrare la recente laurea che il papa’ ha dedicato alla sua Bianca, sprone a concludere la prima porzione di studi per partire al piu’ presto verso nuove avventure.

Insomma io sono pronta: per lauree, acquisti di vestiti eleganti, matrimoni, festeggiamenti… ormai le prove le ho fatte!


Grazie Facebook!

Oggi è il compleanno di Sophie, la mia figlioccia nata in Italia da mamma francese e papà anglo-francese con radici in non so quanti stati.

Mi sono goduta molto poco questa figlioccia presto emigrata nella città più antica del Belgio, l’ho vista un paio di volte mentre cresceva, ma grazie a Facebook riesco a seguire in parte la sua vita. Ora ha un bel fidanzato che deve volerle molto bene, visto che ha scelto (lui) di mettere come foto profilo un ritratto di loro due insieme.

Grazie Facebook! e tanti auguri Sophie: Joyeux Anniversaire!!!


Do you speak Psychosynthesis?

Come a tanti amici colleghi e sconosciuti, mi ha scritto Splinder: caro Blogger, il 31 gennaio 2012 Splinder verrà dismesso… Accidenti gli effetti del 2012 già si vedono: Splinder, Picnik…

Come al solito avevo su Splinder diversi blog e abbozzi, ma l’unico che mi dispiaceva davvero perdere era Educounseling, la tesi in counseling educativo (2006). La procedura di esportazione del blog sembrava semplice, ma i primi due tentativi non hanno funzionato e così ho adottato il buon vecchio copincolla e sono piuttosto soddisfatta del risultato. Certo il materiale è un po’ datato e ho già cambiato parecchie cose nel metodo di insegnamento, ma è pur sempre testimonianza di un tratto del mio percorso. La si trova qui —->

La dedico a David Henderson, amico, compagno di traduzioni e di insegnamento, che ci ha lasciati troppo presto venerdì sera.

 


Venerdì 13: una giornata perfetta

Ieri ero abbozzolata in casa con le ossa rotte e zero voce, ma oggi c’erano 3 scrutini quindi sono andata a scuola. Prima sorpresa: nella classe in cui avrei dovuto fare lezione c’era già la psicologa all’opera, allora sono stata dirottata su una classe a cui mancava l’insegnante della prima ora. In genere le supplenze-babysitting sono pesanti, ma è incredibile quanto efficace sia sussurrare ai ragazzi invece di parlare loro…

Seconda ora: il proiettore del laboratorio linguistico del 4° piano è di nuovo funzionante! Siamo andati a lavorare sul Seven Pounds (Sette anime) di Muccino e ho risparmiato molta voce. Terza ora: laboratorio linguistico del 1 piano, quello supernuovo dove sono riuscita a parlare per quasi un’ora bisbigliando nelle cuffie degli allievi.

Il venerdì è il mio giorno corto, l’unico in cui potevo andare a pagare la multa di 148,65 euro dovuta al fatto che cinque anni fa il concessionario a cui ho lasciato l’auto vecchia da rottamare l’ha fatto con un giorno di ritardo (PERCHE’???????) Questo è più un tema da venerdì 13 che da giornata perfetta, ma sulla via del ritorno verso scuola mi sono fermata a far pranzo da Eataly che è sempre una bella esperienza, lì ho comprato anche una bottiglia d’olio extravergine d’oliva monocultivar che, per la serie venerdì 13, ho rotto appena entrata in aula insegnanti! Sono corsa a scusarmi dalle bidelle (leccandomi le dita — era squisito!) che l’hanno prontamente fatto scomparire con la segatura (mmh sarebbe utile tenerne una riserva anche in casa…).

Quindi è stata la volta degli scrutini, che mi sono parsi leggerissimi in virtù del fatto che la collega di lettere mi ha fatto leggere il testo descrittivo di una nostra comune allieva. Non resisto, l’ho fotografato col fedele iPhone ed eccolo qui:

Grazie SHANTI!!!!

Tornando in tram tutta ringalluzzita, vedo uno scambio tra due giovani, un arabo e un italiano. Il ragazzo arabo mostra all’italiano un biglietto da visita per chiedergli indicazioni sull’indirizzo. Il ragazzo italiano non sa dove si trovi quella via… io, che non riesco a fare a meno di impicciarmi degli affari altrui, non interpellata tiro fuori il sempre prezioso iPhone, scopro che la via è accanto a casa mia, mostro il tutto ai due giovani e, al momento di scendere, indico al ragazzo arabo che siamo alla fermata giusta.

Scendiamo insieme e lui mi dice: “Lei è stata molto gentile, posso darle una cosa?” Accetto ovviamente, e il giovane tira fuori dalla tasca una pezzuola blu in cui è avvolto una specie di sassolino. Lo svolge con estrema delicatezza e me lo porge: è un’ambra profumata. Me lo mette in mano dicendo: “E’ il profumo del Profeta”, e se ne va via. E io resto a guardare il sassolino profumatissimo e a pensare alla generosità di quel dono da uno sconosciuto a una sconosciuta e mi vengono le lacrime agli occhi.


Vorrei

Vorrei sdraiarmi sul terrazzo con un buon te’ e il libro che sto leggendo, o in alternativa vorrei poter raccontare la mia esperienza della maturita’ di quest’anno, invece sono qui che traduco con l’accompagnamento di trapano, martello e fresa degli operai del terzo e ultimo piano che probabilmente vorrebbero sdraiarsi sul terrazzo pure loro (possibilmente con la zia Susi), o magari provare l’ebbrezza del tradurre. Vabbe’, mi faccio un te’.

 


Kant alpin(o)

Questa mattina in centro con l’amico francese di passaggio a Torino, mi sono chiesta com’è accaduta questa mia improvvisa passione per gli alpini, che lascia perplessa la mia amica Maurizia.

Me lo chiedo. Alle 10 e mezza per andare a prendere Stéph sono passata in Crocetta accanto al luogo giustamente definito dell’ammassamento, dove fin dalle 8 confluivano le varie brigate per poi iniziare la parata alle 9 dal Monumento (per i non torinesi, alla confluenza dei corsi Vittorio Emanuele II – che qui tutti chiamano Vittorio – e corso Galileo Ferraris – Galfer). Quando alle 11 e qualcosa siamo riusciti ad arrivare in Piazza Vittorio (Veneto, ma nessuno qui la chiama così) per una tranquilla – ah ah – colazione al caffè Elena (che si chiama proprio solo così), la parata era in pieno svolgimento, e lo era altrettanto quando sono ripassata dal luogo dell’ “ammassamento” all’una e mezza: o gli alpini girano in tondo oppure sono proprio tantissimi!

Quando oltre che dalla folla in piazza Vittorio sono stata investita dalle zaffate d’alcol e d’urina che si levavano dagli angoli dei portici, ho cominciato a chiedermi perché quello stesso puzzo mi offende quando si tratta dei tifosi di Champions League e invece oggi mi dà un fastidio puramente olfattivo.

Perché trovo allegre le tende accampate in ogni aiuola, quando i camper, le roulotte con déhors ecc. davanti al tribunale non sono poi molto diversi dai campi nomadi della periferia che non mi ispirano alcun buonumore?

Questi pensieri ancora senza risposta hanno però sbriciolato il compiaciuto senso di equanimità con cui mi pareva di godere della vista della folla, delle bande, dell’unità cinofila con tutte quelle razze e quegli incroci, delle bancherelle di ambulanti africani, dei venditori di gadget, delle botti e bottiglie che ogni bar, caffè e ristorante, dal più modesto al più bio al più sciccoso e pretenzioso, metteva in vendita sul selciato.

Cric cric cric, come le vetrine di zucchero nei telefilm, mi si è sbriciolata l’equanimità, ed è un peccato, perché era una così bella sensazione! Dirò meglio: mi si è sbriciolata l’illusione dell’equanimità, che però era una sensazione bellissima lo stesso.

Questo per fortuna non toglie nulla alla bellezza del mio weekend. Cominciato ieri di buon’ora mentre attraversavo Torino per andare al laboratorio di lettura del mio coro, osservando i molti e gentili addetti (ad altissima percentuale est europea) alla viabilità torinese. Come forse ho già detto ci esercitiamo col do mobile. Le mie compagne che leggono la musica correntemente fanno grande fatica, ma per quelle come me che sguazzano nell’ignoranza è una manna: sostanzialmente chiami DO la tonica di qualsiasi scala e impari a cantare gli intervalli. E se hai qualcuno che ti dà il DO è come se sapessi il setticlavio senza sapere di saperlo. O forse senza saperlo tout court.

Il laboratorio si teneva in un posto tutto verde in collina, di quelli che sembra che solo gli ordini religiosi e i parenti degli Agnelli abbiano da queste parte. Per fortuna che i religiosi te li affittano per 10 euro all’ora che per un coro è una spesa abbordabile. Così, cantando, mangiando, ridendo, studiando è passata la giornata.

Era una giornata campale per Torino: alpini e giro d’Italia. E pensavo a queste due realtà che legavano attraverso la storia e la geografia il nostro paese con tutte le sue minoranze etniche, le nuove immigrazioni, le sue spinte separatiste.

E pensavo a me (ma dài!), e a che giorno importante il 7 maggio è per me. Tutti nasciamo figli e alcuni di noi nascono fratelli e sorelle, ma io ricordo il giorno in cui mi sono trasformata in sorella, cinquant’anni fa. Ricordo la prima volta in cui ho visto quella bambola bionda con cui avrei diviso spazi e affetti per 25 anni almeno. E quel ricordo è inestricabilmente legato ai festeggiamenti per il centenario dell’Unità d’Italia. Italia ’61, io c’ero, e mio padre mi ha portato sulla monorotaia e l’ovovia e cosa potesse essere quell’alba del boom economico per gli italiani, neanche riesco a immaginarlo 50 anni dopo, ma immagino (ricordo?) benissimo l’emozione che ho provato a salire a quelle altezze con il mio immenso papà (1.95 m. era altissimo per una cinquenne del ’61!)

Ieri abbiamo festeggiato anche quello, la famiglia, il compleanno di Maurizio, l’onomastico di sua moglie Flavia (santa subito, se non altro perché ha lavorato alla beatificazione di Giovanni Paolo II), la voglia di stare tutti insieme (i più vecchi?) o la disponibilità a mettere in stand-by per qualche ora gli amici, le relazioni, gli impegni (i più giovani?) per ricollegare quei fili che come il nostro Paese tirano in direzione diverse.

Non lo so, Maurizia, perché mi diano allegria gli Alpini in giro per Torino. Perché non abito in centro e dunque dormo di notte, perché sono legati alla mia idea di famiglia – l’unico maschio della mia parentela immediata che abbia fatto, obtorto collo, il militare (tutti gli altri l’hanno scampato) – è un alpino con tanto di camicia scozzese di Abercrombie perché la classe non è acqua! Perché mi piacciono i festeggiamenti che uniscono, perché mi piace Torino vivace – Olimpiadi, Paralimpiadi, Universiadi, Unità d’Italia, Giro d’Italia… basta che ci sia gente allegra per le strade, gente contenta di essere qui – perché anche Chiamparino ha fatto l’alpino e mi sa che un sindaco così lo rimpiangeremo. Non lo so, Maurizia…


La gente sogna

Il giorno dell’unità d’Ialia camminavo sotto i portici di Bologna insieme a un’amica rumena, venuta in Italia tanti anni fa da piccola. Improvvisamente si è fermata davanti a questa scritta dicendo: “Che bello!” Mi ha stupito, non essendo lei la persona che parteggia per le scritte sui muri imbiancati di fresco. A strapparle quell’esclamazione è stato il contenuto del messaggio in una lingua che non parla da tempo: La gente sogna.

E mi è sembrato un messaggio bellissimo. E mi ha fatto pensare ai nuovi italiani venuti qui seguendo un sogno. E lo posto oggi per Meryem, la studentessa che ho fatto appena in tempo a conoscere e che ormai maggiorenne a deciso di tornare in Marocco a studiare. Mi mancherà, ma anche lei sta inseguendo un sogno.

In questo momento di crisi planetaria credo che solo i sogni ci possano davvero salvare. I sogni e un sorriso.


Oggi si sposa mia moglie

I figli non li si cresce mai da soli, neanche quando a crescerli è un genitore single: c’è l’altro genitore, ci sono i nonni, ci sono gli zii di sangue o di cuore, ci sono le maestre, ci sono gli insegnanti, ci sono gli amici… E ci sono le tate. Non parlo di quelle con la crestina e il grembiule, non parlo di Mary Poppins, né di quelle che si vedono nelle trasmissioni televisive rispondere agli S.O.S. Nello specifico parlo di quelle ragazze che vengono dall’est e dal sud (quando ero piccola io erano l’est e il sud d’Italia, ora sono l’est e il sud d’Europa e del mondo) e che si prendono in carico la nostra casa e i nostri figli come se fossero loro.

Dopo una teoria di studentesse au pair e nostrane, dalle più pazze alle più meravigliose, dodici anni fa è arrivata lei: Lenuta (si legge Lenuzza), per noi Elena. La famiglia di conoscenti da cui lavorava si trasferiva in Francia, senza documenti lei non poteva seguirli. E fu la nostra fortuna. Insieme abbiamo lottato per la legalizzazione e per la casa, insieme abbiamo cresciuto una bimba bionda dagli occhi azzurri che lei ha tanto amato da pregare il cielo che gliene desse una uguale.

E il cielo l’ha ascoltata. Oggi – con il fratellino sotto il mazzo di fiori – è convolata a nozze religiose (quelle civili erano state in Romania anni fa) nella bella chiesa ortodossa romena di via Accademia Albertina.

Sotto lo sguardo delle icone (bella anche la stratificazione degli affreschi a memoria di quando la chiesa era cattolica), con un rito dal fascino antico, Elena è diventata (ancora una volta) la moglie di Michele.

Per tanti anni, tornando a casa la sera dopo il doppio (scuola e Grinzane), a volte triplo (+ università) o  quadruplo (+ traduzione) lavoro, trovavo la casa pulita e ordinata, la figlia saziata, accudita, seguita nei compiti e nei giochi come io non avrei saputo fare meglio, e pensavo che quello che ci vuole veramente nella vita è una moglie. E io ce l’avevo! Anzi: ce l’ho!


un normalissimo martedì di febbraio

Un’affezionata lettrice di Holynow di recente lamentava il fatto che sul blog non parlo più della mia vita, così ho deciso di correre ai ripari.

Sono a scuola, in vicepresidenza, il mio Preside parte per Roma per un paio di giorni — è appena uscito il suo ultimo libro, siamo quasi al 10 febbraio e tempo di ricordare le foibe, insomma è “ricercato” in questi giorni — non senza prima aver affidato i compiti ai suoi simpatici e solerti collaboratori.

No, non sto c***eggiando invece di eseguire i compiti. Oggi avrei la giornata libera da scuola, perché ho partecipato al corso di aggiornamento sulla valutazione e meritocrazia al D’Azeglio; però sono uscita prima della discussione finale perché è pomeriggio di riprese per i miei allievi della terzaccì (pienneì) che fanno parte del progetto Video Maker School organizzato da Donne & futuro e io devo fare assistenza, ovvero chiudere il laboratorio quando hanno finito le riprese di oggi, perché i tecnici smontano alle 14.00

Parlando di compiti, sul tavolo della vicepreside sono squadernate le verifiche della prima I e D, ho ancora la composition da correggere, gli altri esercizi li ho “valutati” mentre ascoltavo il corso/convegno/seminario. Un vero multitasking: una parte del cervello correggeva e valutava, una ascoltava e una si interrogava sulla valutazione che stava eseguendo alla luce di quello che stava sentendo.

Nel frattempo nell’aula magna era arrivata la mia amica del cuore che insegna al D’Azeglio, con un regalo, anzi 2, o 4: mi ha regalato il corso sul viaggio di Dante che comincia stasera al Circolo dei Lettori, un Inferno nuovo di zecca, perché ero uscita senza, un meraviglioso taccuino in pelle arancione per gli appunti e una penna di gel nero che scrive veloce… e abbiamo pure trovato il tempo di un caffè prima di riprendere il multitasking.

Quest’oggi comincio anche un altro corso a cui tengo molto, sull’Agni Yoga, quindi il programma è il seguente: ore 15.30 fine riprese, chiusura laboratorio, tram numero 13 verso l’asilo di Martina. Ritram numero 13, fermata alla Bombonera per l’acquisto delle meringhe (senza panna) del martedì di cui io e Marti siamo ghiotte (che non hanno né il grano né il latte quindi a scelta le condividiamo o ce le strappiamo dal sacchetto…), tè dalla zia Susi, poi porto Marti a coro, vado al corso Agni yoga (18.30-20.30) e poi da Dante (21.00-22.30); infine, come diceva la mia bimba nelle cronache di prima elementare: “… e poi sono andata a nanna”.

Recentemente ho trovato un nuovo ritmo. Prima cercavo di svegliarmi alle 5 per tradurre, ma non funzionava molto bene perché un po’ che poltrivo, un po’ di minimeditazione, un po’ di colazione, insomma si faceva tardi per lavorare davvero. Ho scoperto che se mi sveglio alle 4.30 in un’ora riesco a poltrire, minimeditare e mangiare. Poi ho un’ora e mezza per tradurre o correggere e mi resta mezz’ora per farmi bella prima della scuola ( si fa per dire… bella lo sono già prima :-)   ). Insomma per adesso sta funzionando, devo vedere domattina dopo Dante.

Questo post è cominciato con l’iPhone 4, eh sì perché ieri mi è arrivato in dono dal mio operatore (sono una fedele cliente 3 dal 2001). Non l’ho ancora acceso perché ho paura che poi ci passerò le ore a capire come funziona e sperimentarlo; mio nipote Francesco mi ha promesso del tutoring… Quindi ieri ero tutta allegrotta per questo bel dono che mi ha fatto l’Universo. Oggi arrivata a scuola dopo il multitasking ho trovato un’altra sorpresa (o quasi) dell’Universo: il Ministero del tesoro si è accorto di aver sbagliato i conti negli ultimi 15 o 25 anni che lavoro per lui, e di avermi dato circa 4.500 euro in più di quelli che mi spettavano (sui quali io ho pagato le tasse, ministro!) Così adesso me li toglie in 10 mesi. Sono rimasta senza fiato a pensare a 10 mesi con lo stipendio tagliato di quel po’ po’ lì. Letteralmente senza fiato.

E poi mi sono detta: equanimità, equanimità, equanimità…  guarda il debito (ovvero l’errore del Ministero) con lo stesso sorriso con cui hai guardato l’iPhone ieri e confida…

Il fiato non si è proprio stabilizzato ancora e la concentrazione è ancora ballerina, per questo invece di finire di correggere i compiti mi sono messa a scrivere il post. Se non altro avrò accontentato la mia amata lettrice!!!


l’estate del traduttore

Ma non li trovate bellissimi? L’organizzatrice in prima fila ha l’espressione un po’ tesa, ne convengo, ma si sa: è il 50% dell’organizzazione e quello è stressante, perché non c’è sconto neanche per le 2 magiche tessitrici delle trame carteriane, tutti si traduce, anche chi nel frattempo deve occuparsi del resto.

Ma guarda i traduttori, ma quanto sono felici di essere lì tutti insieme a discutere per ore intorno a un non-sinonimo? Dove trovi altre 28 orecchie che vogliano seguirti nelle tue peripezie traduttologiche e si divertano a farlo? Per me quegli incontri sono iniezioni di intelligenza e sensibilità.

E di buon umore (e buona cucina). Si parla di raddoppiare gli incontri, ovvero di fare un piccolo Carter in mezzo all’anno, un fix, un richiamo… A me sembra un’ottima idea.


Couchsurfing

Ecco qui il mio divano letto color pistacchio nuovo di pacca per famiglia, amici e couchsurfers.

O piace di più questa versione?


Vorrei…

Vorrei poter scrivere di questi giorni al Salone del Libro, ma ho ancora troppo da fare per la scuola domani, e poi c’è un libro ancora da presentare domani sera e mi devo preparare, quindi in omaggio all’amica traduttrice che in Canada ha pensato al mio frigo, ecco la foto:

Grazie Liseuse!


Per Jessica

Oggi abbiamo accompagnato la mamma di Jessica al Tempio Crematorio. Non voleva cerimonie, e il solo tributo verbale (perché i cuori di tutti le parlavano in silenzio) è venuto da Matteo, il suo unico nipote in mezzo a  biondissime nipotine, che ha letto quanto aveva scritto su quella nonna speciale, amatissima e “un po’ sciocca”, mentre tutti noi ci scioglievamo in lacrime.

Eleonora l’ho conosciuta poco – di più l’unica sorella rimasta (in 3 se ne sono andate in sei mesi!), Magda, grande traduttrice dal tedesco e pioniera della didattica della traduzione letteraria – ma come lei mi sono vestita di rosso alle mie nozze. Come lei avrei voluto portare una lunga e grossa treccia dolce e prepotente, e di lei invidio quell’occhio da fotografo/pittore.

Dentro il cuore tengo Jessica e Matteo, e Simone che loro amano e io quasi non conosco. E poi certo Carolina, Corinna e Gregorio. Ma MAI, MAI, E POI MAI scorderò l’immenso abbraccio con cui Jessica mi ha accolto oggi, davanti al Tempio.

Grazie, sorellina della mia sorella!


Gigantesca

Se, come ho sentito dire, la grandezza di una persona si misura da quella dei suoi amici, io devo essere GIGANTESCA!

Susanna Basso, Sul tradurre – Esperienze e divagazioni militanti, saggi Bruno Mondadori
Isbn: 9788861593275 Prezzo: 16 euro
IN LIBRERIA DAL 25 MARZO

Come ogni traduttore sperimenta ogni giorno, tradurre è una forma di
lettura, o di ascolto, ad alta intensità. Implica attenzione per il ritmo
della scrittura, per i caratteri stilistici più riposti, per indizi
infinitesimali, per simmetrie, opposizioni, enigmi, reticenze
e bugie. Questo libro di Susanna Basso è un diario, un manuale, una resa dei
conti, una collezione di storie. Entra nel lavoro quotidiano del traduttore
(di un traduttore d’eccezione) e, partendo da rituali privatissimi
(inseguire il testo completo di poesie delle quali è citato un solo verso;
ricostruire in dettaglio lo svolgimento di una battaglia di cui occorreva
controllare solo la data), parla di esperienze che lasciano il segno e di
(provvisori) segreti di bottega; analizza zone tradizionalmente ostiche del
tradurre (dialoghi, incipit, enigmi); racconta senza sentimentalismo
l’incontro coi testi (l’invidia è un motore positivo); pratica il confronto
con le versioni altrui (strumento per misurare, come in uno specchio, il
proprio personale processo di manipolazione del testo). Questo è un libro
che parla, ostinatamente, non di scrittori, ma di scritture. E
concede, solo nell’Appendice, una galleria di ritratti (tra gli altri, Alice
Munro e Ian McEwan): piccole storie di incontri mai dimenticati, che
restituiscono per una volta, tra silenzi e lampi di svelamento, non pagine
ma persone.

SUSANNA BASSO ha tradotto, tra gli altri, Alice Munroe, Ian McEwan, Kazuo
Ishiguro, Martin Amis.


Da 0 a 100 in meno di 24 ore

Ieri sera sono tornata da una cena piacevolissima e molto intensa (di cui racconterò in futuro) e non sono riuscita ad andare a letto prima di mettere in rete il mio nuovo libro di cucina. Di recente un’amica mi ha chiesto perché non scrivessi un’autobiografia; ma credo che sia quello che faccio in continuazione. La misura del blog è perfetta per me: frammentaria, potenzialmente autoreferenziale, immediata eppure subito e – all’apparenza eternamente – archiviata… Quindi ho spento la luce alle due e mezza. A sedici ore e mezza di distanza il blog registra un centinaio di visite: grazie amici!


Quante prime volte ieri!

Lo sapevo che avrebbe cambiato qualcosa, d’altronde la mia ministra è portatrice di cambiamento. Per la prima volta nella vita e in 25 anni di insegnamento, ho l’opportunità di essere docente esterno nella commissione dell’esame di stato. Da quando c’è la nuova maturità, inglese era sempre stato assegnato ai commissari interni; non quest’anno al liceo scientifico e agli istituti tecnici, ai geometri, ai grafici, agli ottici e agli studenti di abbigliamento. Anche se ci scherzo sopra, non sono preoccupata per la mia preparazione: non so nulla di ottica, ma essendo miope, astigmatica e ora anche presbite potrò sempre fare domande pro domo mea, sull’abbigliamento sono sempre preparata, la grafica mi interessa, ai geometri ho insegnato e così pure al tecnico industriale, ai ragionieri, agli informatici, e al turistico. Quando ero al liceo (linguistico), ero fidanzata con un ragazzo che faceva il corrispondente in lingue estere, quindi anche lì non dovrei avere problemi. Non sono nemmeno preoccupata per i miei ragazzi. Osservando i loro esami di inglese all’università, ho scoperto che se la cavano molto meglio senza di me. Mia figlia, che mi ha visto agonizzare per anni durante le molte maturità interne (in genere avevo due quinte per anno, un anno anche tre), mi ha detto che così non starò troppo in pensiero per i miei studenti. Utinam. Inshallah. Mi conosco. Passando in mezzo a banchi sconosciuti, osservando compiti di materie di cui so ben poco, mi chiederò come se la cavano in quel momento Caci e Daci, se Selene è preoccupata, se Angelo rincorre l’eccellenza, se Maria è contenta delle domande di inglese, se Macha avrebbe preferito quell’altra prova, se Guido riesce a stare zitto per le 6 ore del compito [ovviamente i nomi sono di finzione! ma forse i miei allievi si riconosceranno], se… se… se….

Tornata a casa, ho trovato un’altra sorpresa, assai glamour: per la prima volta il mio nome compare nei media associato alla mia seconda professione (o forse terza in ordine di tempo). Un grazie di cuore a chi mi ha pensato!

Se non c’è il due senza il tre e la scuola l’abbiamo sistemata  e il counseling pure, quale potrebbe essere la terza prima volta professionale? Ci ha pensato la SIAE, che normalmente mi versa i proventi delle traduzioni teatrali nel mare magnum del mio conto in banca dove prontamente si traducono in cotolette alla milanese o ricariche telefoniche. Invece questa volta me li ha mandati per bonifico postale. Così, se si esclude il disagio di fare la coda all’ufficio postale, mi sono vista versare fra le mani la moneta sonante frutto delle mie fatiche creative. E trattandosi di 64 euro e spicci, si è trattato proprio di monete, ma la soddisfazione è stata grande (ora però scrivo alla SIAE che continuino sul conto in banca, grazie).


Santa Lucia

Lorenzo, 4 anniMiei cari amici, anche quest’anno niente festa di Santa Lucia… No, non e’ colpa della crisi, e’ che saro’ a un seminario di canto. Approfittando del sabato libero concessomi dalla scuola mi sono iscritta a un numero rutilante di seminari, tutti rigorosamente incentrati sulla musica. Non che altri non mi interessassero, ma ci sono solo 52 sabati in un anno e 3 (come oggi) li dedico comunque alla scuola, quindi non posso seguire tutti i miei gemininani (e non gelminiani!) interessi.

Tra l’altro sono quasi in partenza per la mia amata Kalimpong, con piccola sosta a Kathmandu, quindi gli impegni da portare a termine prima della partenza si affastellano…

Questo breve post (quasi un postino, ah ogni tanto mi manca Troisi, quasi piu’ di Neruda!) e’ solo per dirvi che anche se non posso aprire le porte di casa per voi quest’anno, quelle del cuore sono aperte 24/7, 365 giorni all’anno (+ 1 per i bisestili).

Buona Santa Lucia, buon Hannukah, buon Solstizio, buon Sankt Nicholas, buon Natale…


Alluce verde

Euphorbia Tirucalli

Euphorbia Tirucalli

Questa bella pianta è il dono di un’amica e mi è arrivata ieri con Interflora. Grazie a Feisbuc e a Leonardo Marcello Pignataro, sono riuscita a scoprire il suo nome tecnico. Io però l’ho battezzata Fede. Fede che questa volta ce la posso fare a coltivarmi un giardino. Ci ho provato tante volte e torno sempre ai cactus (o meglio ai cacti), perché (come i gatti!) hanno bisogno di poche cure, sono forti e resistenti, e succulente!!! Dunque farò un giardino di cactacee.

Stapelia flavirostris

Stapelia flavirostris

Staphelia in fiore

Staphelia in fiore

Questa è la Stapelia di cui mi ha regalato una talea un collega prima di andare in pensione. Fa bei fiori a stella, viola-bruni, larghi anche 10 cm, con sopra una peluria bianca. L’altr’anno è fiorita generosamente. Quest’anno ci ha provato, ma non c’è ancora riuscita.

Haworthia

Haworthia

Questa dovrebbe essere una Haworthia. Ha prolificato assai e dovrei separare i figli dalla madre e rinvasarli, ma non vorrei che sviluppassero dei vissuti abbandonici, quindi aspetto che siano maggiorenni, anche se uno è quasi più alto della mamma ormai…

Mammillaria?

Mammillaria?

Questo invece probabilmente è un qualche tipo di Mammillaria, anche se mi sono chiesta se non potesse essere invece una Epithelantha o una Rebuthia, ma dai fiori direi Mammillaria perché sono piccini, invece quelli della Rebuthia ben più grandi. Vicino si vedono le nuove talee di Stapelia, in attesa di invaso.

Aloe vera

Aloe vera

Poi c’è l’Aloe, che si chiama vera per distinguerla da quella finta ovvero l’Agave americana. E infine sul mio davanzale c’è l’unico non-cactus, il Mirto che mi ha regalato mia sorella. Nonostante lo bagni abbastanza di frequente, ha le foglie secche che poi cadono se lo pettino…, mi chiedo se è normale e sta per andare in riposo vegetativo, oppure se gli ho fatto qualche danno. Comunque metto qua sotto la foto, sperando che non sia niente di grave…

Myrtus

Myrtus


La settimana dell’invidia

E’ nata il mio stesso giorno, ma l’anno di mia sorella, tra i tanti libri che ha tradotto ce n’e’ almeno uno che io sognavo di fare… e ora ha anche un fagottino di Nina fra le braccia!!!

Questa e’ la mia settimana dell’invidia, prima Maria Cristina C. e a meno di 7 giorni l’ho copiata nell’incidente stradale ;-) non era facile, ma ce l’ho fatta. Isa pero’, non ce la faro’ a copiarla, neanche in 9 mesi!!!

BENVENUTA NINA!


Scollegata fino al 31/8

La Locanda della Quercia Calante

La Locanda della Quercia Calante

Pensatemi qui. In realtà ci sarò soltanto dal 28 luglio al 2 agosto a fare un bellissimo seminario sulla voce. E poi una vacanza tutta all’insegna della famiglia al femminile qui, che è poi dove avevo fatto il seminario lo scorso anno. Se si va a leggere i post di un anno fa, in effetti la mia estate presenta delle costanti: un po’ di spola Bardonecchia-Torino per finire la scuola e godere contemporaneamente della famiglia, un po’ di lavoro sulla voce, e poi un po’ di servizio in comunità; in mezzo: sole mare ammmore tanta autostrada e tuppetettà. Così, se mi penso, mi immagino di passaggio tra un casale e l’altro a intrecciare nuove e vecchie amicizie, canticchiando… (e traducendo, sì… per la serie “ho smesso di tradurre”, quest’anno viaggiano con me due traduzioni!)

Altra costante: praticamente in nessuno di quei luoghi ho accesso a internet, quindi… scollegata fino al 31/8. Ma gli amici sanno come e dove trovarmi, no?

Buona estate a tutti, e a presto su questo schermo…


Happy Birthday, Dalai Lama!

Uao! Niente! Proprio quello che ho sempre desiderato!

Uao! Niente! Proprio quello che ho sempre desiderato!

Domani è il compleanno del Dalai Lama, del mio maestro Cesare Boni, e della mia amica Frida Jonsdottir: 3 persone piuttosto eccezionali, believe me!


A est di niente

Due figlie dei fiori d’antan allo Spazio 107 per A est di niente. Quella a destra di chi guarda è l’ufficio stampa; a sinistra una fan. La mostra val bene un giro in via Sansovino 234 al nascente Centro della Creatività. Spazio espositivo + luminosissimi loft (metrature variabilissime) in vendita per artisti che vogliano creare, ma eventualmente anche abitare. Molto bello il catalogo. Imperdibili i quadri che prendono di mira Borat!

Foto courtesy of FM


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