Inserito da: rbernascone | 1 Novembre 2009

Balancing stones

Quella piu’ grande alla base e’ una grossa biografia di due personaggi che amo molto (da tradurre); quella subito sopra e’ un libro per ragazzi (da finire di tradurre); quella cicciotta su di lui – non per maggiori dimensioni, ma per difficolta’ mia ad affrontarlo – e’ un manuale di psicoenergetica dall’italiano all’inglese (da consegnare). Le tre pietre sopra sono due recensioni e un articolo (da finire per stasera), due pietre gia’ fatte e una, quella in cima di punta, a un terzo di strada. Le pietruzze in bilico accanto al libro per ragazzi sono compiti e progetti legati alla scuola.

Per fortuna il calendario scolastico regionale mi regala domani, lunedi’ 2 novembre, un giorno a casa.

Inserito da: rbernascone | 18 Ottobre 2009

Big Bang

Lucilla Giagnoni

Lucilla Giagnoni

Giovedì scorso 146 studenti e 9 colleghi mi hanno portato al teatro Astra a vedere Big Bang, lo spettacolo di e con Lucilla Giagnoni. Il teatro era tutto per noi, e così Lucilla, che prima dello spettacolo ci ha raccontato la genesi del progetto, nato in nuce un pomeriggio di 8 anni fa, in cima a una scaletta che guardava a un televisore su cui scorrevano le immagini di un’esplosione, anzi due, che avrebbero modificato drasticamente la nostra percezione del mondo.

Le luci si sono spente e io ho cominciato a piangere di commozione: PROLOGO. Una donna che aspetta un bimbo durante l’ecografia vede per la prima volta quella che sarà sua figlia. È UNO. È VIVO. È …

Improvvisamente la macchina del tempo che è il teatro mi ha riportato indietro di vent’anni quasi, maggio 1990 doveva essere, a Torino, alla prima edizione del convegno Divina: Arte femminile in scena. Lucilla portava uno spettacolo con il Teatro di Settimo, uno spettacolo che veniva messo in scena nelle case private, non sul palcoscenico. Ero incinta di sei mesi e, a un certo punto dello spettacolo, il personaggio di Lucilla – una donna incinta – preparava il caffè in una napoletana e lo serviva al pubblico che entrava così nella rappresentazione. Quando si avvicinò a me, scossi il capo e lei, senza smettere il ruolo, bisbigliò: È d’orzo. Lo bevvi e non scordai mai più quell’esperienza. Ed eccomi lì, col mio Big Bang privato che ormai vive la sua vita di donna adulta, ancorché giovane, ma che per qualche via misteriosa della carne continua a vivere in me. Attorniata da quelle che sono le mie stelle, le menti di 146 ragazzi che si affacciano su un nuovo corso di studi e su un settennio che le vedrà espandersi e concentrare forse la più alta quantità di nozioni che apprenderanno nella loro vita.

Big Bang non è uno spettacolo facile per i quattordicenni. Mescola la narrazione biblica in ebraico e nelle nuove traduzioni e accenni alla Cabala, con la meccanica quantistista, la relatività, Dante, Shakespeare: Amleto, Lady Macbeth, Prospero, Giulietta, l’astrofisica. Scienza, mito, fede, teatro, poesia. Big Bang è un’esperienza. Intreccia la religione, la scienza e l’arte, i loro tre linguaggi e le risposte. O la risposta che ci danno: è uno; è vivo; è noi.

La commozione che mi prendeva a ondate aveva a che fare col fatto che ero lì con i “miei” studenti, con  gli studenti della mia scuola. Era la giornata “dell’accoglienza”, e quello che io, in quanto responsabile, stavo offrendo loro era – senza che io lo sapessi davvero  quando avevo prenotato – la summa di tutto ciò in cui credo: la scienza, l’energia, la fede, la poesia, legati insieme dall’amore palpabile che il dio madre in scena ha per la sua creatura. Piangevo pensando che al di là dei brusii e degli attimi di profondo silenzioso ascolto, dei semi stavano cadendo in quelle stelle alle mie spalle. Dei semi che i più attenti vedranno fiorire fra due, tre, quattro anni, quando si troveranno a studiare quello che Lucilla ha raccontato loro, sotto la tenda buia del teatro che – oh, la perfezione del romanzo che è la vita – si chiama Astra.

Sarà in scena a Torino da martedì 20 a domenica 25 ottobre. Qui tutti i dettagli. Se passate da queste parti, non perdetelo! Lo ripeto: non è una rappresentazione teatrale, è un’esperienza.

Inserito da: rbernascone | 7 Ottobre 2009

Alluce verde

Euphorbia Tirucalli

Euphorbia Tirucalli

Questa bella pianta è il dono di un’amica e mi è arrivata ieri con Interflora. Grazie a Feisbuc e a Leonardo Marcello Pignataro, sono riuscita a scoprire il suo nome tecnico. Io però l’ho battezzata Fede. Fede che questa volta ce la posso fare a coltivarmi un giardino. Ci ho provato tante volte e torno sempre ai cactus (o meglio ai cacti), perché (come i gatti!) hanno bisogno di poche cure, sono forti e resistenti, e succulente!!! Dunque farò un giardino di cactacee.

Stapelia flavirostris

Stapelia flavirostris

Staphelia in fiore

Staphelia in fiore

Questa è la Stapelia di cui mi ha regalato una talea un collega prima di andare in pensione. Fa bei fiori a stella, viola-bruni, larghi anche 10 cm, con sopra una peluria bianca. L’altr’anno è fiorita generosamente. Quest’anno ci ha provato, ma non c’è ancora riuscita.

Haworthia

Haworthia

Questa dovrebbe essere una Haworthia. Ha prolificato assai e dovrei separare i figli dalla madre e rinvasarli, ma non vorrei che sviluppassero dei vissuti abbandonici, quindi aspetto che siano maggiorenni, anche se uno è quasi più alto della mamma ormai…

Mammillaria?

Mammillaria?

Questo invece probabilmente è un qualche tipo di Mammillaria, anche se mi sono chiesta se non potesse essere invece una Epithelantha o una Rebuthia, ma dai fiori direi Mammillaria perché sono piccini, invece quelli della Rebuthia ben più grandi. Vicino si vedono le nuove talee di Stapelia, in attesa di invaso.

Aloe vera

Aloe vera

Poi c’è l’Aloe, che si chiama vera per distinguerla da quella finta ovvero l’Agave americana. E infine sul mio davanzale c’è l’unico non-cactus, il Mirto che mi ha regalato mia sorella. Nonostante lo bagni abbastanza di frequente, ha le foglie secche che poi cadono se lo pettino…, mi chiedo se è normale e sta per andare in riposo vegetativo, oppure se gli ho fatto qualche danno. Comunque metto qua sotto la foto, sperando che non sia niente di grave…

Myrtus

Myrtus

Inserito da: rbernascone | 1 Ottobre 2009

La settimana dell’invidia

E’ nata il mio stesso giorno, ma l’anno di mia sorella, tra i tanti libri che ha tradotto ce n’e’ almeno uno che io sognavo di fare… e ora ha anche un fagottino di Nina fra le braccia!!!

Questa e’ la mia settimana dell’invidia, prima Maria Cristina C. e a meno di 7 giorni l’ho copiata nell’incidente stradale ;-) non era facile, ma ce l’ho fatta. Isa pero’, non ce la faro’ a copiarla, neanche in 9 mesi!!!

BENVENUTA NINA!

Inserito da: rbernascone | 25 Settembre 2009

Didactic streak

Oggi mi sentivo molto didattica: 5 ore a scuola, poi di corsa al convegno dove ho assistito a un’interessantissima tavola rotonda sulla traduzione teatrale, quindi pigiatissima sul bus numero 13, con davanti stretta stretta la tracollina e i giornali e sulle spalle la mia cartella di scuola, qui nella figura. Dopo un po’ sento armeggiare con le fibbie (con le quali io lotto sempre un quarto d’ora prima di riuscire ad aprirle), mi giro e guardo storto il signore dietro di me (in abiti dimessi direbbero a Chi l’ha visto?). Lui fa lo gnorri, ma dopo un po’ sento di nuovo armeggiare, allora, dandogli rigorosamente del Lei, come ai miei allievi, gli dico: “E’ inutile che tenti di aprirla, non ho niente lì dietro.” A parte i compiti della quinta che però non gli interessavano evidentemente, perché toccando scopro che, molto più abile di me, l’ha aperta con relativa facilità. Allora gli dico: “Be’ visto che l’ha aperta, adesso per favore la richiude.” (Ma il tono era perentorio nonostante il per favore). E il ladro l’ha richiusa! prima di allontanarsi – con le tasche comunque belle piene – per il resto indisturbato.

Oggi mi sento davvero nel mio miglior didactic mood!

Inserito da: rbernascone | 23 Settembre 2009

Translating America ovvero Desigual

Questa sera a Torino si inaugura il convegno dell’AISNA: Translating America.

Prima di ogni convegno, la mia maestra (Barbara Lanati, che a questo non parteciperà) mi chiedeva sempre: Che cosa ti metti?

Non è ancora chiarissimo cosa dirò, ma di sicuro mi metterò questo: Desigual, collezione autunno-inverno 2009, a Torino in esclusiva da Bertolini & Borse.

Inserito da: rbernascone | 20 Settembre 2009

MITO: The Planets

mito

mito

Sono reduce dal concerto dell’Orchestra e Coro del Teatro Regio a Torino per Settembre Musica, o meglio MITO come si chiama da un paio d’anni; in programma la suite sinfonica di Gustav Holst, The Planets con l’energica direzione di Gianandrea Noseda (maestro del coro, qui di sole voci femminili, Roberto Gabbiani).

Sullo sfondo correvano le immagini del video di José Francisco Salgado, Gustav Holst’s The Planets. Mi è piaciuto moltissimo, ed ora lo sto riascoltando nell’esecuzione della Boston Symphony Orchestra con la direzione di William Steinberg, Deutsche Grammophon (il cd costa meno di 4 marrons glacés!).

Per il mio amore delle contaminazioni, trovo bellissimo che si celebri l’Anno Internazionale dell’Astronomia 2009 (e anche qui) con un’opera ispirata dall’astrologia esoterica.

Tra il pubblico ho visto amici, compagne di coro, colleghe di astronomia… ma vicino a me avevo la mia critica musicale preferita, mia figlia. E mentre l’ascoltavo commentare lo strumento a fiato calante in Uranus, The Magician, oppure la diversa esecuzione delle voci gravi nel bis, ripensavo a quando 14 anni fa l’accompagnavo alla Suzuki e insieme cantavamo e mimavamo Bella Stella o Volpe, volpe. Nelle parole degli eterni Abba: Thank you for the music!

Inserito da: rbernascone | 16 Settembre 2009

piove

Piove piove piove da ieri e dicono che continuera’. Da ieri salutiamo anche la zia Nella, che ha raggiunto la sua famiglia dall’altra parte del velo. Sono sicura che ora gode di maggiore compagnia di quanto ne abbia avuta da che la conosco.

Con lei ho provato l’emozione di essere amata semplicemente perche’ esisto, o forse non esattamente cosi’, ma semplicemente perche’ esisto in quanto madre della sua amata nipote. Durante la sua breve agonia, ha raccontato all’infermiera Caterina di avere una nipote eccezionale, cosi’ tanto che l’avevano messa sul giornale con la foto. Le ha promesso che gliel’avrebbe mostrata appena si fosse sentita meglio, e quando se n’e’ andata, la nonna ha dovuto spiegare che non si trattava del vaneggiamento di una morente.

Questa figlia mi fa guadagnare un sacco di crediti!

E alla luce di quanto sopra, pioggia e addii, anche se temporanei, ho deciso che era la giornata giusta per mangiarmi i primi marrons glaces (rigorosamente artigianali) di stagione. 4 x € 5.20

Inserito da: rbernascone | 10 Settembre 2009

I’m back!

English Rose

English Rose

N10

N10

Ecco cosa mi sono portata dall’Inghilterra: la tosse e rose bellissime negli occhi (che quasi mi facevano perdonare il fatto che sia i nativi, sia i tedeschi, gli austriaci, gli svizzeri, i belgi, gli olandesi e gli ungheresi presenti si ostinassero a chiamarmi Rosella). E un meraviglioso netbook della Samsung, sleekissimo, nero lucente, poco più grande di una pochette da serata all’opera, 9 ore di batteria! e velocissimo su internet.

Sono state belle vacanze, varie, intense: un po’ di corsi, un po’ di famiglia, un po’ di amici, un po’ di servizio, un po’ di allievi (che sono stati insigniti dalla scuola inglese dell’onorificenza quale gruppo di italiani meno rumoroso e più puntuale nella storia della KSE). E adesso si torna.

Riunione per materia, consigli di classe e lunedì loro: i ragazzi. Ho una sola classe nuova, solo cinque classi e solo due corsi, che di questi tempi gelminiani è una manna. Sono quasi pronta, ho comprato l’agenda del professore, ho ritirato il registro, ho chiesto a mia nipote che cosa avrebbe indossato il suo primo giorno di liceo per trovare ispirazione, sono andata a rinfrescare il taglio di capelli, sì insomma, sono pronta a entrare in classe…

Inserito da: rbernascone | 9 Agosto 2009

letture estive

indian denim zia & nipote

indian denim zia & nipote

Ho letto da qualche parte che in bengali film e libro si dicono nello stesso modo, che sia vero o no, Random House India ha fatto un trailer per il bel libro che sto leggendo ora nell’altrettanto bella traduzione di Federica Oddera, La stanza della musica di Namita Devidayal. E’ un libro che unisce molte delle cose che amo: la musica, l’India, la biografia, l’autobiografia; un libro che avrei voluto scrivere io, o come vorrei scrivere io…

Ho anche trovato il mio middle name di questo periodo: Rossella “Surashri” B. Surashri o Surshri significa Voce Eccellente, chissà che non funzioni da Abracadabra o Apriti Sesamo, specialmente dopo le lacrime versate davanti alle risate della mia famiglia al femminile durante la mia interpretazione di Your Song!

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