il divino qui e ora

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Do you speak Psychosynthesis?

Come a tanti amici colleghi e sconosciuti, mi ha scritto Splinder: caro Blogger, il 31 gennaio 2012 Splinder verrà dismesso… Accidenti gli effetti del 2012 già si vedono: Splinder, Picnik…

Come al solito avevo su Splinder diversi blog e abbozzi, ma l’unico che mi dispiaceva davvero perdere era Educounseling, la tesi in counseling educativo (2006). La procedura di esportazione del blog sembrava semplice, ma i primi due tentativi non hanno funzionato e così ho adottato il buon vecchio copincolla e sono piuttosto soddisfatta del risultato. Certo il materiale è un po’ datato e ho già cambiato parecchie cose nel metodo di insegnamento, ma è pur sempre testimonianza di un tratto del mio percorso. La si trova qui —->

La dedico a David Henderson, amico, compagno di traduzioni e di insegnamento, che ci ha lasciati troppo presto venerdì sera.

 

19/01/2012: Viva gli sposi!

Venerdì 13: una giornata perfetta

Ieri ero abbozzolata in casa con le ossa rotte e zero voce, ma oggi c’erano 3 scrutini quindi sono andata a scuola. Prima sorpresa: nella classe in cui avrei dovuto fare lezione c’era già la psicologa all’opera, allora sono stata dirottata su una classe a cui mancava l’insegnante della prima ora. In genere le supplenze-babysitting sono pesanti, ma è incredibile quanto efficace sia sussurrare ai ragazzi invece di parlare loro…

Seconda ora: il proiettore del laboratorio linguistico del 4° piano è di nuovo funzionante! Siamo andati a lavorare sul Seven Pounds (Sette anime) di Muccino e ho risparmiato molta voce. Terza ora: laboratorio linguistico del 1 piano, quello supernuovo dove sono riuscita a parlare per quasi un’ora bisbigliando nelle cuffie degli allievi.

Il venerdì è il mio giorno corto, l’unico in cui potevo andare a pagare la multa di 148,65 euro dovuta al fatto che cinque anni fa il concessionario a cui ho lasciato l’auto vecchia da rottamare l’ha fatto con un giorno di ritardo (PERCHE’???????) Questo è più un tema da venerdì 13 che da giornata perfetta, ma sulla via del ritorno verso scuola mi sono fermata a far pranzo da Eataly che è sempre una bella esperienza, lì ho comprato anche una bottiglia d’olio extravergine d’oliva monocultivar che, per la serie venerdì 13, ho rotto appena entrata in aula insegnanti! Sono corsa a scusarmi dalle bidelle (leccandomi le dita — era squisito!) che l’hanno prontamente fatto scomparire con la segatura (mmh sarebbe utile tenerne una riserva anche in casa…).

Quindi è stata la volta degli scrutini, che mi sono parsi leggerissimi in virtù del fatto che la collega di lettere mi ha fatto leggere il testo descrittivo di una nostra comune allieva. Non resisto, l’ho fotografato col fedele iPhone ed eccolo qui:

Grazie SHANTI!!!!

Tornando in tram tutta ringalluzzita, vedo uno scambio tra due giovani, un arabo e un italiano. Il ragazzo arabo mostra all’italiano un biglietto da visita per chiedergli indicazioni sull’indirizzo. Il ragazzo italiano non sa dove si trovi quella via… io, che non riesco a fare a meno di impicciarmi degli affari altrui, non interpellata tiro fuori il sempre prezioso iPhone, scopro che la via è accanto a casa mia, mostro il tutto ai due giovani e, al momento di scendere, indico al ragazzo arabo che siamo alla fermata giusta.

Scendiamo insieme e lui mi dice: “Lei è stata molto gentile, posso darle una cosa?” Accetto ovviamente, e il giovane tira fuori dalla tasca una pezzuola blu in cui è avvolto una specie di sassolino. Lo svolge con estrema delicatezza e me lo porge: è un’ambra profumata. Me lo mette in mano dicendo: “E’ il profumo del Profeta”, e se ne va via. E io resto a guardare il sassolino profumatissimo e a pensare alla generosità di quel dono da uno sconosciuto a una sconosciuta e mi vengono le lacrime agli occhi.

O Tannenbaum

Questa mattina, come tutti gli otto di dicembre, abbiamo fatto l’albero e il presepe. Il presepe è sempre più contaminato (nel senso migliore del termine), e ora oltre al(la?) sari che fa da fondale, alla ragazzetta Thun in meditazione e alla stella cometa di legno in colore contrastante, si sono aggiunte anche le renne di panno rosso accanto alle pecorelle. L’albero è… barocco, as ever. Ma quest’anno la mi’ figliola ha detto che le è venuta voglia di tentare di farne uno più “programmato”, curando l’abbinamento di colori (max 2) e le decorazioni. Ho suggerito di provare uno dei prossimi Natali, prima che scada il contratto d’affitto della casa con bovindo (3 anni ancora). La mia proposta l’ha allibita: “Non sono pronta! Pensavo piuttosto a quando i miei figli saranno grandi e se ne andranno di casa…”

Tenendo conto che ci vorranno probabilmente altri 5 lustri prima che ciò accada, direi che la mi’ figliola programma per tempo.

*     *     *

Domattina approfittando del ponte della scuola piemontese andrò a Pisa, al bel master in traduzione di testi postcoloniali. Lavoreremo su Derek Walcott; il titolo del modulo da 12 ore (venerdì dalle 2 alle 8 p.m., sabato dalle 8 a.m alle 2 – 12 ore di lezione in 24 ore) è Riders to the Sea at Dauphin, insomma una cavalcata tra Synge e Walcott e ritorno, Torino-Pisa e ritorno.

Questa la foto ricordo del nostro incontro. Lui non sembra cambiato molto in dieci anni, io…

Calendario dell’Avvento

Il calendario dell'Avvento in Piazza Castello a Torino

 

Ho ricevuto il mio primo calendario dell’Avvento nei primi anni ’80: era un biglietto d’auguri con 24 finestrine comprato nella libreria americana di Roma, che in Italia non si usavano ancora. Per qualche anno ce li siamo regalati spesso con la mia amica del cuore. Poi sono nati i bambini e sono cresciuti quel che bastava perché si cominciasse a regalarli a loro.

Negli anni mi sono sbizzarrita a inventarli per mia figlia: quelli golosi, quelli con le sorprese, quelli semplici, l’anno in cui ne avevamo uno in ogni stanza… Lei si è fatta grande, ma la tradizione natalizia non si tocca! Quest’anno ho scelto un calendario tridimensionale e minimalista e ieri sera ho cercato di restare sveglia finché non è andata a letto lei, per sistemarlo dove l’avrebbe trovato all’alba.

Credevo di avergliela fatta, ma invece me l’ha fatta lei!

 

Al risveglio ho trovato il primo calendario dell’Avvento costruito appositamente per me: un bigliettino per ogni giorno.

Che cosa ci sarà mai scritto in quei bigliettini? Il racconto di 24 ricordi di momenti felici passati insieme noi due (nell’arco dei 7768 giorni da che ci conosciamo!)

Ho bisogno di dire altro?!?!?!?!?!?

 

The Questions Jar

Attività per insegnanti sorpresi dalla piena del fiume che scorre in città, ma non troppo vicino alla loro abitazione.

          OCCORRENTE:

  •           una giornata di pioggia
  •           un barattolo per ogni classe, meglio se di formato diverso così non ci si confonde
  •           le domande che fareste durante l’interrogazione
  •           fogli di carta, eventualmente di colore diverso per distinguere gli argomenti o le unità
  •           un computer e stampante o, nel caso per il maltempo sia saltata anche l’elettricità, un foglio di carta e una penna
  •           un taglierino o una ghigliottina o un paio di forbici
REALIZZAZIONE:
Si preparano le domande sul foglio (nel mio caso A4), esempio

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What are the general characteristics of Realism? Why can it be considered a reaction against the triumphant Victorian ideology? What is the most rigorous form of Realism? Speak about it with reference to the Interdisciplianry card on page 230-31. (per la quinta)

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Speak about your daily routine. How is your daily routine different during the holidays? (per le prime)

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Dopo aver stampato il foglio delle domande per ogni classe, si tagliano le striscioline e le si arrotolano. Se si è super-ordinati le si può fermare con un elastichino. In genere io comincio con gli elastici, ma non dura a lungo. Quindi si ripongono nel barattolo della classe in questione.

I fogliettini più lunghi (per quelli l’elastico è utile, altrimenti rischiano di incepparsi nel barattolo) sono brani da commentare.

USO: Al momento dell’interrogazione, il candidato pesca la/e domanda/e e risponde.

Ora vado a gonfiare il canotto.

Procrastinator vs Prioritizer

Quest’oggi la mia amica del cuore (e uno non diventa mica amica del cuore per caso, no?) ha stravolto la mia concezione di me stessa, o meglio di una parte di me stessa che io chiamo Procrastinator. Quell’angelo (che si è materializzata stamattina con una serie di zucche bellissime per decorare il mio bovindo/serra) mi ha detto che, dopo immagino lunga riflessione, qualche ventina di anni almeno, ha deciso che io non sono affatto una procrastinatrice, bensì una che ha delle ferree priorità e che fa un sacco di cose, per cui qualche cosa finisce in fondo alla lista, o diciamo nella parte inferiore della lista, e subisce un rallentamento.

Mi è parsa una gestalt meravigliosa (per Tutti i Santi!) e l’ho prontamente adottata.

E poi, con grande soddisfazione, ho spedito perfettamente in tempo la revisione assegnatami e ho inserito sul registro elettronico (dopo averli debitamente corretti, ovviamente, anche se non sarebbe male poter dare i voti al buio, che dite colleghi?) la valutazione del nono e ultimo pacco di compiti (che mi portavo avanti e indietro nello zaino da qualche giorno in più di quel che avrei desiderato — che poi, detto fra noi, non ho proprio mai desiderio di portare avanti e indietro i compiti, e ancor meno di correggerli, ma sembra che sia proprio parte integrante del mestiere…)

Che faccio, stasera festeggio ubriacandomi di panaché oppure stilo una bella lista delle prossime piorità?

Con affetto vostra

Prioritizer

Haircut

Haircut

Lei ha un amante vs. Io la denuncio

Qualche mattina fa alle cinque suona il telefono. Mi sveglio di soprassalto e, per fortuna, è uno che ha sbagliato numero. Dopo cinque minuti mi richiama. E’ chiaro che non ha sbagliato numero, ma che ha il numero sbagliato. O meglio: è chiaro a me ma non a lui, che oggi mi richiama, verso le cinque di pomeriggio (deve piacergli l’ora, oppure è questione di turni…).

Riconosco la voce, gli dico col mio bel modino che ha di nuovo il numero sbagliato, che mi ha già chiamato l’altro giorno alle cinque di mattina. Lui incomincia a infuriarsi e con tono belligerante mi dice: “Le dico io che numero ho fatto!” Me lo dice e io confermo che è il mio numero e che per favore lo cancelli dalla sua rubrica. Lui dice che ce l’ha in agenda (che in quanto Libro contiene la Verità?) e non può cancellarlo perché quello è il numero del suo collega di lavoro.

Gli ripeto il numero, gli dico che è il mio e che per favore lo cancelli. E lui mi risponde che allora ho un amante, perché quando ha chiamato l’altra mattina gli ho risposto io, dunque sono l’amante del suo collega.

Cerco di spiegargli che sono una rispettabilissima prof e che non ho amanti (ma come sarà questo collega?). E lui sempre più arrabbiato pretende di parlare col collega, il mio amante… Insomma, ho detto che se richiama lo denuncio. Poi ho controllato il suo numero di cellulare e ho effettivamente chiamato i carabinieri per sapere come mi posso/devo comportare. Mi hanno spiegato come sporgere denuncia per molestie telefoniche. Anche se non sono tecnicamente molestie.

Ho detto al carabiniere che se mi chiama alle cinque di mattina mi molesta, e lui ha convenuto.

Intanto che cercavo di scoprire quanto si può sapere in rete del possessore di un numero di cellulare, ho trovato la “grande gioia” dei numeri di Harshad e mi sono chiesta come venga in mente alla gente di studiare quelle cose lì.

Vabbè torno alla mia traduzione, anche se un po’ distratta e assai molestata.

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