
Lucilla Giagnoni
Giovedì scorso 146 studenti e 9 colleghi mi hanno portato al teatro Astra a vedere Big Bang, lo spettacolo di e con Lucilla Giagnoni. Il teatro era tutto per noi, e così Lucilla, che prima dello spettacolo ci ha raccontato la genesi del progetto, nato in nuce un pomeriggio di 8 anni fa, in cima a una scaletta che guardava a un televisore su cui scorrevano le immagini di un’esplosione, anzi due, che avrebbero modificato drasticamente la nostra percezione del mondo.
Le luci si sono spente e io ho cominciato a piangere di commozione: PROLOGO. Una donna che aspetta un bimbo durante l’ecografia vede per la prima volta quella che sarà sua figlia. È UNO. È VIVO. È …
Improvvisamente la macchina del tempo che è il teatro mi ha riportato indietro di vent’anni quasi, maggio 1990 doveva essere, a Torino, alla prima edizione del convegno Divina: Arte femminile in scena. Lucilla portava uno spettacolo con il Teatro di Settimo, uno spettacolo che veniva messo in scena nelle case private, non sul palcoscenico. Ero incinta di sei mesi e, a un certo punto dello spettacolo, il personaggio di Lucilla – una donna incinta – preparava il caffè in una napoletana e lo serviva al pubblico che entrava così nella rappresentazione. Quando si avvicinò a me, scossi il capo e lei, senza smettere il ruolo, bisbigliò: È d’orzo. Lo bevvi e non scordai mai più quell’esperienza. Ed eccomi lì, col mio Big Bang privato che ormai vive la sua vita di donna adulta, ancorché giovane, ma che per qualche via misteriosa della carne continua a vivere in me. Attorniata da quelle che sono le mie stelle, le menti di 146 ragazzi che si affacciano su un nuovo corso di studi e su un settennio che le vedrà espandersi e concentrare forse la più alta quantità di nozioni che apprenderanno nella loro vita.
Big Bang non è uno spettacolo facile per i quattordicenni. Mescola la narrazione biblica in ebraico e nelle nuove traduzioni e accenni alla Cabala, con la meccanica quantistista, la relatività, Dante, Shakespeare: Amleto, Lady Macbeth, Prospero, Giulietta, l’astrofisica. Scienza, mito, fede, teatro, poesia. Big Bang è un’esperienza. Intreccia la religione, la scienza e l’arte, i loro tre linguaggi e le risposte. O la risposta che ci danno: è uno; è vivo; è noi.
La commozione che mi prendeva a ondate aveva a che fare col fatto che ero lì con i “miei” studenti, con gli studenti della mia scuola. Era la giornata “dell’accoglienza”, e quello che io, in quanto responsabile, stavo offrendo loro era – senza che io lo sapessi davvero quando avevo prenotato – la summa di tutto ciò in cui credo: la scienza, l’energia, la fede, la poesia, legati insieme dall’amore palpabile che il dio madre in scena ha per la sua creatura. Piangevo pensando che al di là dei brusii e degli attimi di profondo silenzioso ascolto, dei semi stavano cadendo in quelle stelle alle mie spalle. Dei semi che i più attenti vedranno fiorire fra due, tre, quattro anni, quando si troveranno a studiare quello che Lucilla ha raccontato loro, sotto la tenda buia del teatro che – oh, la perfezione del romanzo che è la vita – si chiama Astra.
Sarà in scena a Torino da martedì 20 a domenica 25 ottobre. Qui tutti i dettagli. Se passate da queste parti, non perdetelo! Lo ripeto: non è una rappresentazione teatrale, è un’esperienza.